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Comunisti italiani in Unione Sovietica

Romolo Caccavale
Mursia, Milano, 1995

L'URRS, seconda potenza mondiale, non esiste più. Il suo sistema sociale e politico si è disfatto. In Italia il PCI ha cambiato identità e si è spaccato.

Tuttavia, a 60 anni dalle grandi «purghe» staliniane degli anni trenta, la sorte dei comunisti italiani che in quel paese avevano cercato rifugio contro l'oppressione fascista per poi scomparire nell'atroce mattanza delle repressioni, resta un tema di ricerca storica ancora aperto.
«Le persecuzioni subite in URSS dai militanti italiani» - fece notare nel 1978 Paolo Spriano - «sono state l'unico punto sul quale l'archivio del PCI è muto». Gli archivi degli Stati ex sovietici e della loro polizia politica solo saltuariamente e in misura molto parsimoniosa lasciano oggi trapelare, spesso dietro compenso, qualcuno dei loro inconfessabili segreti.

Romolo Caccavale, già corrispondente dell'«Unità» a Mosca nei primi anni settanta, dopo un lavoro di ricerca protrattosi per molti anni, è riuscito a stabilire alcuni punti fermi.
Utilizzando testi editi e inediti, documenti che per la prima volta vedono la luce e testimonianze personali, ha ricostruito il percorso politico e umano di 140 emigrati. Di un'altra cinquantina è riuscito ad accertare solo la sorte o, a malapena, a registrare le generalità e/o il nome di copertura.

La documentazione, per quanto copra tutti i materiali oggi disponibili, non è ancora esaustiva.
Come il lettore avrà modo di constatare, i punti interrogativi non mancano. L'incertezza maggiore riguarda i fucilati, una quarantina, il cui numero potrebbe ulteriormente salire. Già oggi comunque essi rappresentano oltre il 20% delle vittime accertate, vale a dire una doppia decimazione rispetto al probabile numero degli arrestati.

Malgrado gli ostacoli incontrati, il libro è in grado di proporre il bilancio più attendibile di quanto la speranza in Stalin costò, in termini di persecuzioni, al PCI e all'antifascismo italiano.

L'autore
Romolo Caccavale è nato a Benevento nel 1928. Partigiano combattente nella 107ª Brigata Garibaldi, iscritto al PCI dal marzo 1945, è stato per circa un quarantennio giornalista dell'«Unità».
Come corrispondente o inviato speciale, è vissuto per molti anni all'estero: a Berlino (RDT), Hanoi, Mosca e Varsavia.

Descrizione tratta dal sito Mursia.com

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