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Le storie di Mura

Gianni Mura
Scarp de' tenis, 2020

La morte di Gianni Mura è stata un fulmine a ciel sereno. Anzi, non lo è stata: Gianni non tollerava perifrasi sciatte per i coccodrilli, figurarsi per un articolo su di lui. Quel che è certo è che da quel 21 marzo ci sentiamo tutti un po’ più soli. Perché i suoi articoli erano grandi narrazioni prestate al giornalismo sportivo. 

Quel giornalismo che nell’immaginario comune è fatto solo di tabellini, risultati, dichiarazioni, polemiche e frasi fatte, per l’appunto. E che invece lui e pochi altri ci hanno dimostrato poter ospitare scrittura pregiata. Ad esempio, se per molti Pelè è il più grande calciatore di tutti i tempi, per Mura “a guardarlo infagottato nella tuta non aveva nulla di speciale, né i muscoli né la statura. In campo sapeva fare tutto, per scienza infusa. Nessuno gli aveva insegnato nulla”.

Oltre che un grande scrittore, Gianni aveva una sensibilità fuori dal comune verso chi viveva ai margini, dello sport milionario così come della società, lui che preferiva “gli indiani ai cowboy, i Pirenei alla Alpi, gli aratri alle spade, i bar ai social network”. E poneva molta attenzione verso tutti quelli che si occupano di onorare l'etica nello sport, il fair play rispetto all'agonismo. Lo ha dimostrato verso Gariwo, diventando uno dei primi firmatari della sua Carta dello Sport intitolata "La contesa buona".

In questi giorni sono tante le iniziative editoriali per ricordarlo ed è molto importante, tenendo conto che la pandemia non ci permette nemmeno di ricordare chi non c’è più attraverso i funerali.

Tra tutte, vale la pena menzionare quella di Scarp de’ tenis, che mette a disposizione un ebook gratuito con tutti gli articoli di Gianni Mura scritti dal 2014 al 2020 per la rivista di strada sostenuta dalla Caritas.

Stefano Lampertico, direttore di Scarp de’ tenis ha recentemente raccontato come è nata la collaborazione tra Gianni Mura e la celebre street magazine milanese. “Gli avevo detto, dandogli del lei e con una faccia tosta che non so se lo rifarei, che gli chiedevo di scrivere ‘quasi gratis’, non potendo certo Scarp pagare il giusto a una prima firma del giornalismo come Gianni. Mi chiamò dopo qualche giorno. Dal lei siamo passati al tu. E subito, lo ricordo come ora, mi disse: ‘Per voi non lavoro quasi gratis’. – Pausa – ‘Solo gratis’”. Basterebbe questo aneddoto per far capire chi era Gianni Mura.

Gli articoli racchiusi in “Le storie di Mura” sono meravigliosi e vanno da Messico ’68 (“Smith e Carlos sono sicuri di salire sul podio. Ma non vogliono passare alla storia per questa vittoria, piuttosto per quello che verrà dopo: la premiazione. Si presentano senza scarpe, simbolo di povertà, Carlos ha al collo una collanina con tante pietruzze, una per ogni nero ucciso mentre difendeva i diritti civili”) a Gino Bartali e Walter Major Taylor, il “nero volante”.

Siamo segregati a casa, abbiamo tempo: leggiamo le storie di Mura. E incoraggiamo Scarp de’ tenis con un abbonamento. I venditori dei giornali di strada sono fermi e la strada si è fatta buia: un abbonamento digitale potrà aiutarli per il dopo.

Joshua Evangelista

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