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Altalena

Antonio Ferrari
Jaca Book, 2014

Antonio Ferrari con questo libro dà seguito alla promessa anticipata in Sgretolamento, la prima raccolta di interviste ai grandi personaggi della Terra uscita un anno fa. Ritornano qui le caratteristiche peculiari di questo grande giornalista: la sua obiettività che tuttavia non è mai cinico distacco o indifferenza, passione e razionalità, onestà personale e intellettuale, apertura mentale, anticonformismo, cosmopolitismo, intelligenza, moralità, rispetto e umanità.

L’autore riprende il filo interrotto con la caduta del Muro di Berlino nel precedente volume, per aprire il palcoscenico della Storia sui nuovi scenari che ne sono seguiti nel ventennio successivo. Racconta dell’illusione che tutto potesse cambiare, che la pace vera, stabile, fosse a portata di mano con l’abbattimento della cortina di ferro, la riunificazione tedesca, il disfacimento dell’URSS e nuovi equilibri mondiali. Così non è stato e questo secondo volume ne rappresenta l’amara, lucida e dolorosa constatazione.

Ferrari non ha perso il gusto della battuta, del quadretto esilarante, della descrizione divertita delle debolezze umane dei suoi potenti interlocutori, che qui si chiamano Gheddafi, Sharon, Mubarak, Hariri, Erdogan, Assad, Benazin Bhutto, di nuovo Arafat e il suo successore Abu Mazen, il nuovo re di Giordana e la moglie Rania, descritta come bellissima e fatata da un incantato intervistatore; ma anche Ocalan, Priebke, Salinger, Coelho.

Dai due libri esce il comune filo rosso che ha accompagnato l’avventura umana e professionale di questo straordinario “inviato speciale”: la ricerca della verità, o come egli stesso usa precisare, almeno di una plausibile verosimiglianza. Lo fa per i suoi lettori, per “servirli” nel migliore dei modi, perché questo è il suo mestiere, e in questo ci mette tutta la passione di chi ne ha fatto una scelta di vita. Ferrari “confessa” di aver “sempre bonariamente invidiato” i portavoce dei potenti, non per una carriera al loro fianco, ma per carpirne i segreti, per conoscere i passaggi decisivi degli incontri che decidono la Storia, in modo da poter svolgere nel modo migliore il proprio ruolo, quello del “testimone. Non un protagonista prigioniero delle lusinghe… ma una persona seduta in prima fila… avendo alle spalle i lettori (o gli ascoltatori, o i telespettatori, o gli internauti). Essere in grado, quindi, di rappresentare coloro che dalle stanze che contano sono un po’ più lontani”. Un principio che l’autore definisce “un valore assoluto” a cui ha sempre cercato di rimanere fedele.

Ne emerge il grande affresco di un’epoca, attraversata con le armi della curiosità, del dubbio, della critica anti-ideologica e della convinzione basata su forti valori di riferimento.

Ma ciò che più colpisce è la lezione – non solo professionale ma soprattutto di vita - che Ferrari ha tratto dal lungo percorso della sua carriera, riassunta nel titolo Altalena.

L’illusione seguita alla fine del blocco sovietico e la successiva disillusione sulla fine dei conflitti, ad esempio. Un’illusione “durata più o meno un decennio”, a cui l’altalena ha fatto seguire l’incertezza che ci attanaglia.

Le oscillazioni in cui ci si convince di tutto e del suo contrario – se non si è in grado di maneggiarle a dovere - sono un grave impedimento alla ricerca della verità, divenuta ormai “un’impresa titanica, in molti casi impossibile, quindi presuntuosa. Seguendo un altro percorso, però, si può salvare la nostra funzione di testimoni. Come? Cercando di denunciare e raccontare, fin dove possibile, tutte le bugie che incrostano le vicende e le storie che abbiamo vissuto, viviamo e continueremo a vivere”.

Antonio Ferrari non è tipo da scoraggiarsi o da lasciarsi imbrigliare. Nonostante le difficoltà e le dure trasformazioni di un mondo sempre più difficile da frequentare, la sua passione, l’amore per il proprio mestiere, la voglia di sapere e di capire, sono intatte e rimarranno inalterate, pronte alle nuove sfide che ancora si presenteranno. Già l’ha annunciato alla fine del libro: oltre ai rimpianti per personaggi con i quali è stato a un passo dall’intervista, come Nelson Mandela (ma anche - perché no - Osama Bin Laden), ci sono altre figure molto intriganti che l’autore vorrebbe incontrare, da Obama a Putin a Papa Francesco. C’è da scommetterci che ci tenterà, e con un po’ di fortuna potrebbe anche riuscirci. A noi piacerebbe molto, e per questo gli auguriamo di scrivere il prossimo libro su di loro, con le sue interviste.

Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti

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