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C'è posto per tutti

Silvia Golfera
Einaudi Ragazzi, 2014

“È incredibile: una brutta storia come questa si è tramutata per tutti in una buona occasione” questa frase espressa dalla prof.ssa Del Vecchio, è la sintesi estrema del racconto di Silvia Golfera. Laurata in filosofia, insegnante di lettere, traduce in parole scritte la sua esperienza quotidiana nella scuola, mostrando variegati mondi umani che si intrecciano in relazioni apparentemente superficiali. Nel loro svelarsi, però, coinvolgono il lettore in occasioni di riflessione su come i ragazzi di oggi subiscono e vivono il mondo, nel quale diventano attori non sempre consapevoli.

L’occasione da cui prende il via il libro è il furto di diversi oggetti in una scuola. Attorno a questo evento si presentano, raccontando molto di loro stessi, tutti i ragazzi di una classe, giudata dalla prof.ssa Del Vecchio. Ci sono: il bullo, il gregario, l’estracomunitario discriminato, il grasso vituperato, il “secchione”, la ragazzina di turno e quella “perfettina” e tanti altri. In questo microcosmo di relazioni, ciascuno di loro presenta le condizioni in cui vive, la sua idea di scuola e si interroga sui furti avvenuti, ma solo la verità finale li farà maturare. Attraverso una riflessione personale, quasi silenziosa, assumono scelte etiche che inizialmente sembrano impossibili. Così conclude la prof.ssa Del Vecchio: “Questa storia li ha cambiati. Per una volta sono saliti alla ribalta per qualcosa di buono …”.
I ragazzi, come ci mostra l'autrice, sono chiamati a prendere decisioni. Non sempre hanno gli strumenti giusti per attuare scelte importanti, ma pure agendo d’istinto, per amicizia o per necessità sono in grado di optare per un “si” o un “no”; di spendersi per un “male” tanto di moda, facile e gratificante o per un “bene” che costa impopolarità e “puzza” di comportamento adulto, responsabile. Emerge dal racconto il desiderio di dare un messaggio di speranza ai giovani, nelle loro diverse condizioni di vita e nella realtà delle nostre scuole, dove le classi si compongono in modo disomogeneo e talvolta sono difficili da gestire. Per fortuna, sono presenti le diverse Prof.sse Del Vecchio, che in forma accogliente, semplice, disponibile, sebbene talvolta "scappi" un gesto insofferente, cercano di gettare ponti di dialogo, di aiuto, di speranza, oltre che di cultura.

Questo libro apre uno sguardo anche sul mondo degli adulti che circonda i ragazzi, un mondo spesso troppo indulgente. Così Daniele narra la conclusione di uno scherzo sull’autobus, dove sottrae il posto ad un anziano lasciandolo esterrefatto: "“Brutto delinquente!” mi ha apostrofato il vecchio, ma non se l’è sentita di farmi alzare. Magari poi arrivava la mia mamma e gli faceva un casino pazzesco. Si sa con i genitori di oggi c’è poco da scherzare.” E ancora Silvia così si esprime: “Quando mia mamma parla di me con le amiche, ho l’impressione che parli di una mia immaginaria sorella”. Queste espressioni non intendono essere un’accusa verso i genitori di oggi, ma mettere in luce l'ambivalenza umana che caratterizza anche i “grandi”, stretti fra il dovere che il lavoro, la famiglia e il loro compito educativo comporta e il “piacere” del dedicare tempo ai propri interessi e dare spazio ai propri desideri.


“C’è posto per tutti” è scritto con un linguaggio diretto e questo favorisce l’interesse nei giovani lettori. I ragazzi si rispecchiano facilmente nei protagonisti del libro che ragionano con linearità, istintività, pregiudizio, e pure con lucidità e selettività. L’uso della parolaccia trova una giustificazione nel dare forza al concetto espresso. I ragazzi vedono e si esprimono in bianco e nero, senza vie di mezzo, con una intenzionalità dirompente che spesso disorienta gli adulti, ma che è la realtà dei nuovi mezzi di comunicazione.
Il testo, diretto agli studenti delle scuole medie, può essere un stimolo adatto alla lettura di classe o individuale. Silvia Golfera riesce infatti a dar voce a tante persone che dimostrano come la diversità, la disabilità, l’interculturalità siano oggetto di discriminazione, così come di riflessione e di integrazione nella nostra società italiana. Parla di sofferenza personale, di speranze disattese, di possibilità, di coraggio, di desiderio di cambiare la propria vita, apre quindi la strada a diversi spunti di dialogo e confronto nelle aule. Nella scuola d’oggi si parla molto di inclusione e lo strumento offerto dall'autrice può essere uno spunto per parlarne. Così conclude Federica: “… forse non ci siamo mai persi di vista, perché ci siamo conosciuti col cuore e quello che il cuore conosce si conosce per sempre”.

Emanuela Bellotti, Commissione didattica Gariwo

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