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Ciò che inferno non è

Alessandro D'Avenia
Mondadori, 2014

È l’estate del 1993 e a Palermo si preannuncia l’arrivo di un’estate torrida, anche per il diciassettenne Federico, che pur essendo un gran studioso, non vede l’ora dell’ultimo giorno di scuola per poter finalmente partire per l’attesissima vacanza-studio ad Oxford. Federico, nato e cresciuto a Palermo, vive con i genitori e il fratello maggiore in una bella casa in un angolo benestante della città; non gli è mai mancato niente, ma diversamente dal fratello ama la letteratura e la sua indole poetica lo rende molto riflessivo e sensibile.

Un giorno Federico incontra il professore di religione, quello che ha sempre il sorriso in volto, conosciuto da tutti con il soprannome di 3P: Padre Pino Puglisi. Don Pino racconta a Federico che passerà l’estate a Brancaccio e che ha in mente di realizzare un progetto per i bambini del quartiere. Incuriosito, Federico vuole sapere di più al riguardo e accetta l’invito di Don Pino per aiutarlo qualche giorno in parrocchia prima della partenza per Oxford.

Le loro estati apparivano diverse, ma solo apparentemente…

Federico non aveva mai attraversato i binari che dividono la città da Brancaccio e non aveva mai respirato l’aria densa di povertà e degrado del quartiere dove a comandare era la mafia. 
In mezzo al quartiere, ricoperto da cemento, sorge l’oasi di Don Pino che ha in testa un solo desiderio, quello di togliere tutti i bambini del quartiere dalla strada per salvarli dalle mani sporche di sangue e di corruzione dei boss mafiosi. Ha in mente di iniziare con la realizzazione di un campo da calcio nel cortile della parrocchia e vuole insegnare ai bambini le regole del gioco, o meglio vuole che i bambini imparino a rispettarle.

Davanti agli occhi di Federico si presenta un mondo nuovo e sconvolgente. Scopre un lato della sua città di cui non aveva mai creduto possibile l’esistenza. Ed è proprio in questa calda giornata d’estate, facendo l'arbitro, che conosce i bambini di Brancaccio: senza istruzione, senza una vera casa, senza attenzioni d’amore, senza sogni, ma ormai adulti, sicuri di sé, spavaldi, cresciuti sotto i comandamenti della malavita.
Federico torna a casa con un labbro rotto ma con il cuore pieno di responsabilità verso la sua città, verso la sua terra. Decide così di non partire e di restare al fianco di Padre Puglisi.

Narrato in prima persona dalla voce di Federico, questo libro ci racconta da vicino la vita di Padre Pino Puglisi, il primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia, descrivendocene i difetti fisici, il sorriso, la simpatia e l’amore incondizionato verso il prossimo. 
Don Pino dedicò tutta la sua vita a combattere gli uomini di Cosa Nostra che detenevano il potere nel suo quartiere, denunciandone a voce alta tutte le ingiustizie, celebrando la messa nella piazza centrale e soprattutto togliendo i bambini dalle strade, salvandoli da un futuro di droga, sangue e corruzione. L’impegno di Don Pino partiva infatti dai più piccoli, i cui cuori ancora (per poco) immacolati potevano essere salvati dai gironi dell’inferno dantesco. Per accogliere i bambini, i ragazzi e le mamme di Brancaccio costruì il Centro Padre Nostro.

Don Padre Pino Puglisi fu ucciso dalla mafia il giorno del suo 56esimo compleanno, il 15 settembre 1993, "perché era un rompiscatole". Era proprio così che veniva definito dei suoi nemici, ma era anche il modo in cui a lui stesso piaceva autodefinirsi.

Alessandro D’Avenia, 39 anni, scrittore e insegnate, dedica questo libro alla memoria di Don Pino, professore che aveva conosciuto durante gli anni del liceo, intitolandolo “Ciò che inferno non è”, proprio perché Don Pino riusciva a vedere anche in quello snodarsi di strade di fiamme e sangue, il bene, il buono e l’amore.

Martina Puglisi

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