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Di fronte all'estremo

Tzvetan Todorov
Garzanti, Milano, 1992

L’opera si avvale delle testimonianze dei deportati raccolte in memorie autobiografiche, epistolari e interviste e usa i resoconti storici relativi al contesto generale della seconda guerra mondiale. Non sono assenti, per altro, le memorie degli aguzzini consegnate non solo a testi autobiografici ma anche a documenti filmici come “Shoa” di Claude Lanzmann. Tutti i documenti utilizzati sono citati in una esauriente bibliografia posta alla fine del libro.
È bene precisare che l’autore non si limita a un’esposizione, per così dire, asettica dell’elenco delle esperienze citate, ma interroga i documenti sotto l’impellenza di una domanda fondamentale, a cui possiamo dare la formulazione del sottotitolo: quale etica per il secolo dei gulag e dei campi di stermino? In buona sostanza: quali sono i comportamenti del passato che hanno consentito l’insorgere dei campi di sterminio e che dobbiamo riconoscere come comportamenti a rischio anche nel nostro presente?
Il tema della continuità fra il mondo esterno e il lager è quello che fa maggiormente riflettere.
La risposta di Todorov alla domanda sottintesa su come si sia potuti giungere all’orrore dei lager e dei gulag non è rassicurante. Coloro che hanno commesso i crimini indicibili che tutti conosciamo o crediamo di conoscere non sono affatto dei mostri. Sono persone normalissime, buoni padri di famiglia, mogli affettuose, figli premurosi.
Il comportamento mostruoso non è la conseguenza di una particolare predisposizione né di un individuo né di un popolo, per esempio il tedesco, non ha un terreno di cultura privilegiato, tutti possiamo esserne contagiati se si presentano le condizioni adatte, anche gli individui nati e cresciuti nelle cosiddette società democratiche avanzate. Pensare il contrario, cioè che esiste una predisposizione per così dire genetica al male, significherebbe legittimare la mentalità che si vuol combattere.
La transizione da una situazione di normalità a una situazione estrema avviene a piccoli passi, grazie all’involontaria complicità di una maggioranza di individui che non vogliono capire e soprattutto non vogliono assumersi responsabilità di ordine morale.
Partendo da questo assunto, Todorov ci introduce alla tesi fondamentale del suo libro. La parola chiave di questa tesi è: volontà individuale..... più che dell’essere umano genericamente inteso si devono prendere in esame gli individui in carne ed ossa. Occorre mettere in primo piano la centralità delle decisioni del singolo, della sua volontà. La volontà è kantianamente intesa come capacità di decidere liberamente e razionalmente... Anche nelle più dure condizioni di cattività rimane all’essere umano, se lo vuole, la capacità di decidere, di scegliere, al limite estremo, la propria morte. Neanche i tentativi più atroci di depersonalizzazione e disumanizzazione possono raggiungere il loro fine se chi li deve subire è dotato di quelle che Todorov chiama virtù quotidiane, prime fra tutte la dignità, l’altruismo, la responsabilità e la capacità di creazione spirituale....
Ricordare, quindi, capire, informare e informarsi: questo è l’imperativo che si impone a chi vuole sottrarsi alla minaccia dell’abbrutimento in agguato in ogni piega della società contemporanea.
Questo libro è quindi un monito basato sulla memoria, ma anche un invito a non chiamarsi mai fuori dai possibili rischi di un ripetersi sotto altra forma di eventi distruttivi dai quali non possiamo considerarci immunizzati definitivamente.

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Salvatore Pennisi

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