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Fake. Non è vero ma ci credo

Daniele Aristarco
Einaudi Ragazzi, 2018

Sulla copertina un Pinocchio che proietta una lunga ombra. Primo dei disegni che illustrano i testi, opera di Giancarlo Ascari e Pia Valentino.

Apro a caso.

Dalla pagina spunta il collo sinuoso di Nessie, il fantastico animale simile a un dinosauro acquatico che si dice abiti il lago di Loch Ness, in Scozia. Dal 1933 tutta una serie di presunti avvistamenti hanno dato origine a una leggenda, che resiste nonostante la mancanza di prove scientifiche.
Alla stessa categoria di storie fantasiose appartengono i dischi volanti, con relativi sbarchi di alieni, o i cerchi nel grano, particolari configurazioni del terreno visibili dall’alto interpretate come segni dell’atterraggio di navicelle spaziali, rivelatesi il risultato della burla di due pensionati che hanno trovato schiere di imitatori. E ancora i “mai morti”, figure iconiche, come Elvis Presley, Michael Jackson, Steve Jobs, di cui i fan non accettano la scomparsa e che continuerebbero a vivere felicemente in un altrove.

Non tutte le fake sono però tanto surreali, bizzarre, magari poetiche, basti pensare a quelle sui migranti, ampiamente documentate: sono un esercito di invasori che viene a rubarci posti di lavoro, portano pericolose malattie, sono lautamente mantenuti a spese pubbliche, sono criminali potenziali… soprattutto sono “diversi”, meno civili, meno sani, meno onesti…

Tali pregiudizi diffusi alimentano diffidenza e odio verso chi cerca solo di fuggire da guerre, persecuzioni, violenza, o dalla fame.

La confutazione di queste false opinioni è affidata alla voce di un migrante, protagonista dei viaggi dei disperati, il quale conclude il suo discorso ricordando che la storia dell’homo sapiens è una lunga storia di migrazioni, dal cuore dell’Africa, circa 125.000 anni fa, al Medio Oriente, poi all’Asia e infine a popolare l’Europa.

Vengono anche analizzate alcune memorabili fake storiche:
il falso attacco polacco alla stazione radio della cittadina tedesca di Gleiwitz, il 31 agosto 1939, orchestrato da Hitler per avere il pretesto di attaccare la Polonia; il rifiuto di credere all’impresa dell’Apollo 11. Una schiera di complottisti sostiene che l’allunaggio del 20 luglio 1969 non sarebbe mai avvenuto, i documenti a conferma sarebbero frutto di un gigantesco inganno messo in atto dal Governo deli Stati Uniti.
Nel primo caso una “messa in scena” viene spacciata per verità, nel secondo una verità viene accusata di “messa in scena”.

Obiettivo dichiarato dell’autore del libro è quello di aiutare i giovani lettori a distinguere la verità dalle bugie, esortandoli a vagliare le notizie, saggiandone l’autorevolezza, e a confrontare le fonti.

Le menzogne spesso attirano proprio per la loro stranezza che incuriosisce, seducono con il sensazionalismo che le distingue, e oggi, grazie ai social, hanno grande possibilità di diffusione. La realtà è complessa, chi mente tende a semplificare, a usare espressioni forti, ad affermare con sicurezza e arroganza, non conosce dubbi; il ventaglio di esempi proposti, appartenenti a varie tipologie di “bufale”, lo dimostra ampiamente.

Cari ragazzi – mette in guardia l’autore – il Web è una grande risorsa, ma per usarlo correttamente è necessario imparare a filtrare le informazioni, dando fiducia a chi fiducia merita, ma adottando anche un atteggiamento critico che sappia individuare l’inganno.

Età di lettura da 13 anni.

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