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Finché non saremo liberi

Shirin Ebadi
Bompiani, 2016

Come si evince dal sottotitolo Iran La mia lotta per i diritti umani, l’autrice, premio Nobel per la Pace nel 2003, racconta la propria storia e quella dell’Iran nel terzo millennio. Le sue battaglie a favore delle donne e delle vittime dei soprusi del regime di Khatami prima e soprattutto di Ahmadinejad dal 2003 si intrecciano alla sua vita personale e familiare, sempre più compromessa col passare del tempo, e agli eventi della sua patria, che scivola in un abisso politico e culturale sempre più profondo.

Tutte le vicende, anche quelle più tragiche e personali, sono narrate nel tono asciutto, scevro da qualsiasi sentimentalismo, tipico di chi, suo malgrado, è avvezzo a viverle, ma non a subirle; bensì a utilizzarle come sprone per intensificare la propria attività umanitaria.

La lettura di questa escalation di sopraffazioni, ricatti e perdite mette ben in evidenza il tormento di una donna Giusta del nostro tempo e ripropone la domanda cruciale “Quanto è possibile spingersi nel perseguimento dei propri ideali di giustizia e di valore morale, quando questi mettono a repentaglio non solo la propria vita, ma anche quella dei propri cari?”.

Shirin Ebadi ha potuto contare sull’appoggio incondizionato di tanti colleghi e amici, alcuni dei quali sono stati imprigionati e uccisi per aver lottato insieme a lei per una società più giusta e tollerante; ha avuto l’appoggio delle figlie, che hanno subito soprusi, ma li hanno minimizzati per alleviare il senso di colpa materno; le è venuto invece a mancare l’appoggio del marito, che dopo averla affiancata per più di trent’anni, nel momento in cui è stato incarcerato e privato del passaporto ha preferito piegarsi alle imposizioni del regime, arrivando ad accusarla di anteporre i propri interessi personali alla famiglia.

All’inizio del percorso morale ed etico di un Giusto, in genere gli “schieramenti” che si formano vengono coerentemente mantenuti per tutta la durata della lotta per il bene: ci sono i familiari e gli amici che supportano e affiancano fino alla fine, ci sono i familiari e gli amici che rompono ogni rapporto o addirittura contrastano fin da subito. Qui si assiste a una reazione tardiva, che non è solo la fine di un matrimonio, è la fine di un ideale; a fianco delle abituali riflessioni su cosa si prova quando i tuoi parenti e amici sono perseguitati per le tue idee, questa vicenda quindi apre nuove riflessioni, su quanto un familiare possa sostenere l’ideale di un congiunto, quale sia il punto di rottura, e se sia condannabile o meno.

All’interno di un libro ben scritto, che offre uno sguardo sulla recente storia dell’Iran obiettivo ed equilibrato e un interessante confronto con il resto del Medio Oriente e soprattutto con la Siria, la figura di questa donna, che continua a lottare per la patria che le ha tolto tutto e le è stata tolta, è emblematica non solo per la potenza con cui riesce ad illuminare le tenebre dell’integralismo ideologico, mantenendo intatta e costante la propria fiducia nella capacità umana di costruire un futuro migliore, ma anche per tutti gli interrogativi che riesce a sollevare e ai quali ogni lettore è tacitamente chiamato a rispondere.

Tea Camporesi

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