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Il danzatore dell’acqua

Ta-Neishi Coates
Einaudi 2020

Non dimentichiamo niente, io e te – disse – dimenticare significa diventare davvero schiavi. Dimenticare significa morire […]. Perché la memoria è il cocchio, è la memoria la via, è la memoria il ponte fra la dannazione della schiavitù e la benedizione della libertà. (Ta-Neishi Coates, Il danzatore dell’acqua, p. 261)

Il danzatore dell’acqua (Einaudi 2020) è il titolo del primo romanzo di Ta-Neishi Coates, scrittore e intellettuale americano, già autore del racconto autobiografico Tra me e il mondo (Codice 2016).

Se il suo precedente saggio si presentava come un limpido resoconto, in forma di lettera rivolta al figlio, delle complessità, sofferenze e conflitti identitari con i quali l’autore ha dovuto fare i conti per sopravvivere nella sua condizione di afroamericano negli Stati Uniti contemporanei, in questo ultimo romanzo Coates affronta le radici di quelle infrastrutture ideologiche e politiche che ancora oggi segnano una ferita aperta nella coscienza americana, ovvero la pesante eredità, spesso rinnegata, dello schiavismo.

È infatti nel contesto della Virginia della metà del XIX secolo che si svolge il romanzo di Coates, in un periodo in cui interessi e grandi proprietari si spostavano sempre più verso ovest in cerca di terre fertili dopo che lo sfruttamento intensivo aveva reso aride le coltivazioni di cotone e tabacco dell’est. La vendita degli schiavi era stata intensificata per portare manodopera verso le nuove piantagioni dell’Alabama e del Mississippi, e, nel processo, non ci si faceva scrupolo a separare famiglie intere, “formatesi nell’ombra e nella fretta per poi ridursi in polvere al cenno della mano di un bianco” (p. 47).

In quell’America dove una intera nazione assoggettata “alza gli occhi al cielo chiedendosi che ne è stato di padri e figli, madri e figlie, cugini, nipoti, amici, amanti” (p. 212), vive Hiram, il protagonista del romanzo, giovane nato in schiavitù (nel libro chiamata il Servizio), dalla violenza di un proprietario terriero della Virginia su una delle schiave della sua piantagione. Sua madre verrà venduta e deportata oltre il Mississippi a pochi anni dalla nascita di Hiram e lui, nonostante il portentoso dono della memoria che possiede, resterà senza alcun ricordo di lei, solamente immagini fumose di danze fatte con la brocca dell’acqua in bilico sulla testa, come in antichi balli africani.

Grazie alla sua intelligenza e capacità mnemoniche fuori dalla norma (riesce a ricordare ogni singolo dettaglio di ciò che sente o legge), Hiram diventerà un servitore prezioso e verrà chiamato a lavorare e a intrattenere l’alta società dei pari di suo padre, dei proprietari, chiamata la Qualità. A contatto con i signori, maturerà la coscienza della propria condizione di fronte alla “religione della Virginia”, questa “legge del Faraone” che sancisce che una "razza" debba sottomettersi alle catene e istituzionalizza l’immenso furto che “depredandoci di tutto, dei piccoli momenti quotidiani, delle tenerezze, delle liti e delle correzioni, permetteva a uomini come mio padre di vivere come dei” (p. 313). Sarà quindi costretto a indossare una maschera per sopravvivere di fronte alla Qualità e faticosamente ricostruirsi una famiglia e degli affetti, che troverà nella vecchia Thena, una seconda madre, e Sophia, concubina del fratello di suo padre, della quale si innamorerà. Ma Hiram riconoscerà sulla propria pelle quella fragilità del destino che inevitabilmente attende tutta la sua gente: non si poteva mai sapere chi sarebbe stato il prossimo. Perché avremmo dovuto vivere senza più legami? L’albero della nostra famiglia era stato tagliato, i rami da una parte, le radici dall’altra, tagliato per fare legna per loro. (p. 130).

Di fronte alla continua minaccia di annientamento e di deportazione sarà preso da una volontà di fuga “forte come la necessità di uscire da una casa in fiamme”. È per sfuggire a questo fato, che raccoglierà i suoi affetti e si imbatterà nella Ferrovia Sotterranea - la rete di abolizionisti ed ex-schiavi che agiva segretamente per liberare dal giogo del Servizio quante più persone possibili - e nella sconvolgente scoperta di un misterioso potere magico, quello della Conduzione, che gli permette di spostarsi e percorrere lunghe distanze attraverso i ricordi e i racconti della sua gente. Sarà Moses, che riflette il personaggio storicamente esistito di Harriet Tubman, a insegnargli l’uso di questo potere che permise ai conduttori come lei di liberare migliaia di schiavi.

La storia di Hiram correrà quindi sugli stessi binari della Sotterranea, della quale diventerà un agente e grazie alla quale riuscirà a sfuggire dal sepolcro della Virginia e raggiungere le città del Nord libero. Il suo viaggio però non si concluderà con il raggiungimento della libertà, perché Hiram capirà che ci sono valori e relazioni che antecedono e superano per importanza l’affrancamento personale e la proprietà di sé, ci sono responsabilità che impediscono di respirare l’aria della libertà, quando ci siano altri che soffocano, e queste responsabilità obbligano ad agire.

In calce l'approfondimento sulla Sotteranea e i temi memoria e schiavitù trattati nel libro

Fosco Bugoni, antropologo

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