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Israele la paura la speranza. Dal progetto sionista al sionismo realizzato

Bruno Segre
Wingsbert House, 2014

Quando leggiamo il libro di Bruno Segre, Israele la paura la speranza – Dal progetto sionista al sionismo realizzato (Winsgbert House, 254 pp.), ci troviamo di fronte a un “vademecum” per la pace, una guida per camminare nei territori impervi del conflitto mediorientale, che tanto ci fa soffrire e rimanere in angoscia, anche in queste ore.

Il libro di Bruno Segre è utile da vari punti di vista, e ha diversi meriti: la composizione – sono articoli che vanno dal 1970 al 2013 – permette di accedere al percorso da più punti, per esempio leggendo prima i saggi più brevi e semplici, poi quelli più corposi; oppure si può decidere di seguire semplicemente l'itinerario cronologico, scoprendo insieme a Segre come è cambiato l'ideale sionista; e capendo  al tempo stesso come siamo cambiati anche noi.

Altro merito dei saggi di Bruno Segre è che ci consentono di vedere il lato più “politico” della questione mediorientale, ma senza “schiacciarci” sulle urgenze del momento; quel “respiro lungo”, che spesso sentiamo mancare nelle nostre discussioni quotidiane, qui si fa presente, anche per la capacità dell'autore di rapportarsi con pensatori e percorsi intellettuali che ci restituiscono “distanza” e “profondità” (penso in particolare ai saggi su Arthur Koestler, pp. 17-84, e Nahum Goldmann, “profeta dimenticato”, pp. 121 – 140).

Al fondo del percorso di Segre sembra esserci una forte preoccupazione per il futuro, non solo di Israele: per questo l'attenzione – esplicita in alcuni saggi, forse implicita in tutto il testo – rivolta all'educazione, dalle sperimentazioni ardite dell'educazione collettiva nei kibbutzim del 1970 (pp.1- 15) alle tensioni che si presentano nella Israele di oggi, fra religiosi e laici, e che una scuola sperimentale dal nome evocativo - Keshet (Arcobaleno) -, tenta di superare (pp.85- 93).

Sono molti quindi gli spunti di riflessione che possiamo trovare in questo prezioso “vademecum”, che ci insegna come muoverci nel rispetto delle diverse posizioni, pur rimanendo intransigenti “cercatori di verità”, per quel che è possibile in uno scenario così difficile; per questo è importante ricordare anche il saggio relativo a “Gli Schindler scomodi”, del 2008 (pp. 163 – 177), dove Segre racconta della storia “rimossa” - da una parte e dall'altra - degli arabi che salvarono ebrei dalla persecuzione nazista, in particolare in Nord Africa.

Storie che la necessità politica ha costretto a celare, quasi a dimenticare. E che sono state riportate alla luce da uno storico americano, Robert Satloff. Possiamo lasciare a lui la parola, nel difendere il suo operato di fronte a chi gli “rimproverava” un eccessivo ottimismo nelle possibilità della ragione:“Io non ho alcun motivo per ritenere che gli emuli dei distruttori delle Torri Gemelle modifichino le proprie opinioni. Gente di quel tipo ha già compiuto le proprie scelte. Ma su questa terra vivono miriadi di persone che non hanno scelto alcunché. E l'unico mezzo che abbiamo per sconfiggere coloro che diffondono le idee più dannose in tema di Shoah e di fondamentalismo islamico è quello di aiutare la gente a compiere le proprie scelte avvalendosi del potere che deriva dalla conoscenza” (pp.176-177)

Probabilmente Segre sottoscrive idealmente queste parole, che pone a conclusione dell'articolo in questione; e il suo vademecum è un aiuto prezioso per tutti noi, per credere ancora nelle possibilità della ragione, del dialogo; e dunque della pace.

Nel box approfondimenti una riflessione di Francesco Maria Mariotti su etica, politica e rimozione della storia, a partire dal saggio di Bruno Segre

Francesco Maria Mariotti

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