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Leggere Lolita a Teheran

Azar Nafisi
Adelphi, Milano, 2007

Azar Nafisi è una professoressa dell’università di Teheran. È costretta a interrompere il suo corso di letteratura inglese a causa delle continue pressioni da parte del regime ma non si arrende: decide di aprire le porte della sua casa alle sette allieve più brillanti del suo corso per una serie di lezioni clandestine. Leggere Lolita a Theran è il racconto intenso di quegli incontri. Nell’intimo della sua abitazione le ragazze si tolgono il velo, concedendosi tè e pasticcini, il lusso di ridere e la libertà di un confronto intellettuale aperto. Le ragazze analizzano Lolita, Il grande Gatsby, Orgoglio e pregiudizio, Cime tempestose, Daisy Miller e Washington Square di Henry James, Invito a una decapitazione, Le Mille e una Notte e molti altri. I testi diventano una chiave d’interpretazione della realtà in cui le donne sono costrette a vivere: l’autrice elegge a simbolo dell’Iran la figura di Lolita, donna-schiava, personificazione del sogno erotico di Humbert, privata della libertà e dell’infanzia. Nafisi infatti scrive che “le donne iraniane sono diventate il prodotto del sogno di qualcun altro”. Jane Austen per l’insegnante è l’eroina di un romanzo democratico, corale, a più voci, che consente di riflettere sul rapporto tanto controverso in Iran tra la donna e il matrimonio. Azar Nasifi denuncia con forza tutto l’orrore del khomeinismo, un regime che vieta, spia, colpevolizza tutti ma in modo particolare le donne, che non possono più correre, truccarsi, farsi crescere le unghie, ridere. A loro Nasifi offre un’arma di difesa, i libri: “Un romanzo è l’esperienza sensoriale di un altro mondo. Se non entrate in quel mondo, se non trattenete il respiro insieme ai personaggi, se non vi lasciate coinvolgere nel loro destino non arriverete mai […] al cuore del libro”. Questa capacità critica è la chiave di salvezza offerta da Nafisi: la letteratura non diventa solo il rifugio dagli orrori della realtà quotidiana ma anche lo strumento per mantenere una coscienza critica, la capacità di analisi, uno spazio per difendere la propria dignità umana. Nasifi afferma che tra i diritti umani bisognerebbe aggiungere “il diritto all’immaginazione”.

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