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Per un Paese civile. Poesie della legalità

Piero Nissim
MdS Editore, 2016

Nel suo blog su Il Fatto Quotidiano, Nando dalla Chiesa definisce Piero Nissim “poeta burattinaio”

Definizione azzeccata. Un poeta menestrello, che dopo i momenti contemplativi di Poesie di meditazione del 2010 è passato al registro corposo, ma non sanguigno, sempre lieve, dell’indignazione profonda, dell’afflato etico rivolto soprattutto ai giovani.

Leggendo le poesie contenute nell’ultimo libro Per un paese civile. Poesie della Legalità (MDS Editore, Pisa 2016), vengono in mente le filastrocche dei saltimbanchi, o le ballate dei cantastorie.

Rime fresche e veloci, con ritmi musicali - non a caso Piero è anche, e prima di tutto, musicista - che fanno ritornare alla mente l’andamento “ondeggiante” di certe poesie del Manzoni, come Il 5 maggio o La leggenda di Teodorico del Carducci.  

I versi dedicati a Don Diana, per esempio:

Don Diana sorride,
finito il rito dell’Eucarestia,
esce sereno, ignaro
dalla Sagrestia.

Din…don…dan

Don Diana ride,
felice ha Dio servito
e non lo vede
l’uomo che lo uccide.

Din…don…dan…

Don Diana vive,
ancora è qui tra noi,
combatte il Male,
è faro che illumina la Via:
è Principe a Casale!
E così sia…

Oppure quelli in ricordo dei martiri di Portella della Ginestra (Feste e fiori):

Ogni festa ha il suo fiore,
lo si sa.
A marzo la mimosa
nel giorno della donna
che esige parità.
A Pasqua c’è l’ulivo,
….
E il Primo Maggio?
la festa del lavoro e del sudore?
Propongo che sia posto alla finestra
un ramoscello di ginestra in fiore,
ricordo di Portella che non muore.

Sono poesie che toccano il cuore, con la loro semplicità disarmante che vuole esprimere un’emozione collettiva, la forza dell’impegno civile, che ci parla delle vittime della mafia, innanzitutto, ma anche di cittadini coraggiosi, di stragi impunite, di terremoti, di sfruttamento, di riscatto e di valori da preservare, come quelli espressi nella nostra Costituzione.

Una piccola annotazione: Piero è figlio di Giorgio Nissim, l’instancabile tessitore della rete di aiuti che riuscì a salvare ottocento ebrei in Toscana durante l’occupazione nazista, con l’aiuto di Fratel Arturo Paoli, missionario di impegno cosmico, nominato Giusto tra le Nazioni nel Giardino di Yad Vashem.

Ulianova Radice, co-fondatrice di Gariwo

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