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Sotto il cielo di Buenos Aires

Daniela Palumbo
Mondadori, 2013

E’ un libro che si può leggere in classe o assegnato come lettura individuale per la Scuola Secondaria. Va accompagnato dalla discussione in classe dell’insegnante. Racconta la storia di Ines, una bambina, figlia di pastori, che lascia la terra d’Abruzzo per raggiungere i parenti in Argentina. L’anno è il 1952 e sono molti gli Italiani a scegliere di lasciare i loro paesi per dare ai figli un futuro migliore. Ines da tempo ha scambi epistolari con la cugina che vive già lì e il suo cuore di bambina è sospeso tra il desiderio di vedere quella nuova terra e il dispiacere di lasciare la scuola, la maestra, i compagni, tutto ciò che conosce. Quando arriva al porto di Napoli, per la prima volta, Ines vede il mare e vede i gabbiani; quel mare che attraverserà per arrivare nella nuova terra. Il distacco dalla terraferma è descritto così magicamente dell’autrice che sembra di vivere le emozioni di Ines, quella trepidazione che sicuramente hanno vissuto tutti gli emigrati. La bambina è con i genitori Angela Maria e Antonio, due umili figure al servizio del proprietario terriero del paese. Gli anni scorrono veloci e Ines si ambienta in questo nuovo paese. Ma non mancano momenti di nostalgia per quella terra dura ma meravigliosa che è l’Abruzzo, dove sono le loro radici. Nella vita di Ines e della sua famiglia però nella metà degli anni ‘70 si fa strada una delle dittature più sanguinarie del ‘900. Ines e suo marito, ritenuti sovversivi, scompaiono una notte insieme al loro bambino di due anni, Pablo. Ines è incinta. Solo la loro primogenita Estela viene risparmiata. 

E’ una storia che conosciamo, sappiamo già il finale. I due giovani verranno torturati e probabilmente gettati in mare, Pablo e la sorellina Luna, nel frattempo nata durante la prigionia di Ines, dati in adozione a militari o loro parenti. Sarà Angela Maria, così umile e sottomessa nella descrizione iniziale del libro, ad occuparsi di Estela e ad unirsi all’organizzazione delle madri e delle nonne (le Abuelas) di Plaza de Mayo, impegnate ancora oggi a cercare i figli e i nipoti scomparsi. La terza parte del libro è dedicata a Horacio e Marcela che dolorosamente scopriranno quello che forse i loro cuori hanno sempre saputo: essere figli di desaparecidos e dati in adozione clandestinamente. Angela Maria chiuderà il cerchio. 

Senz’altro i temi trattati sono forti, ma la penna di Daniela Palumbo ha il tratto dolce, morbido di chi è rispettoso della storia e del dolore.

Età di lettura: 11 anni

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