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Titanic. Naufragio o cambio di rotta per l’ordine liberale

Vittorio Emanuele Parsi
Il Mulino, 2022

In un’intervista dell’8 aprile 2022 al Corriere della Sera, Sergey Karaganov - già consigliere presidenziale per la politica estera di Vladimir Putin, oggi alla guida del Centre for Foreign and Defense Policy di Mosca - ha dichiarato, in relazione al conflitto in Ucraina: "Perderemo persone. Perderemo risorse e diventeremo poveri, per il momento. Ma siamo pronti a sacrificare tutto ciò per costruire un sistema internazionale più vitale. Vogliamo costruire un sistema internazionale più giusto e sostenibile. Diverso da quello emerso dopo il crollo dell’Unione Sovietica e che, a sua volta, ora sta crollando”.

Di un sistema in bilico, colpito da un iceberg ma non ancora affondato, parla Titanic. Naufragio o cambio di rotta per l’ordine liberale, il libro di Vittorio Emanuele Parsi uscito pochi giorni prima dell’aggressione russa in territorio ucraino. Ad essere paragonato al celebre transatlantico è l’ordine internazionale liberale, l’insieme di principi e istituzioni attraverso i quali il sistema internazionale è stato governato a partire dal secondo dopoguerra. Un ordine basato sulla leadership degli Stati Uniti e fondato su cinque istituzioni principali (ONU, FMI, Banca Mondiale, WTO, NATO), che ha garantito lo sviluppo economico e la sicurezza politica di gran parte del mondo durante la Guerra Fredda. E che oggi sta vacillando colpito da un iceberg e da una serie di errori e omissioni.

“Una nave non va a fondo sic et simpliciter - leggiamo tra le pagine del volume -. Persino al Titanic ci vollero due ore e mezza per allagarsi, inclinarsi e spezzarsi prima di inabissarsi nelle profondità dell’Oceano. Ogni naufragio, in realtà, è il risultato finale dell’interazione di una miriade di fattori in un lasso di tempo più o meno esteso. In qualsiasi incidente, è possibile identificare una moltitudine di momenti in cui gli attori avrebbero potuto intervenire mettendo in atto piani di emergenza, scegliendo un diverso corso di azione”.
Cos’è accaduto quindi al vascello del sistema creato dopo il secondo conflitto mondiale?

L’analisi di Parsi va subito ad individuare le radici più profonde del problema, come l’aumento delle diseguaglianze, il declino e la stanchezza della classe media, lo squilibrio tra democrazia ed economia di mercato. Sono proprio queste ultime le due forze in gioco su cui l’ordine è basato: se una delle due sovrasta l’altra, il vascello non è più in equilibrio. Proprio come è accaduto con la fine della Guerra Fredda, quando una di queste forze, il mercato, ha iniziato a prevalere sull’altra, facendo “sbandare” il vascello delle democrazie liberali. Che si è scontrato contro un iceberg.
Parsi identifica quattro facce dell’iceberg, quattro fattori che hanno minato la solidità del nostro Titanic: si tratta della “crisi della leadership americana, in combinazione con l’ascesa delle potenze autoritarie di Russia e Cina; la polverizzazione della minaccia legata al terrorismo jihadista; la deriva revisionista degli Stati Uniti; l’affaticamento della democrazia, schiacciata tra populismo e tecnocrazia”.

Spicca innanzitutto il venire meno delle tre grandi promesse dell’ordine internazionale liberale: un mondo più sicuro, più giusto e più ricco. Qualche esempio? L’11 settembre 2001 ha fatto crollare la convinzione di un Occidente non solo invincibile, ma invulnerabile, facendo tornare la guerra nel vocabolario dei cittadini occidentali - dopo momenti considerati un’eccezione come la Bosnia, la guerra del Golfo, il Kosovo.
L’invasione dell’Iraq sulla base di prove false, la conseguente impunità per i suoi artefici e la crisi finanziaria del 2007-2008 hanno inoltre mostrato un mondo né più giusto, né più ricco.
Tra i vari spunti presenti nel volume, è interessante notare anche che, tra le potenze in ascesa citate da Parsi, non compaia solo la Cina, ma anche la Russia con il suo potenziamento della capacità militare e i vantaggi che Mosca ha tratto soprattutto in Medio Oriente (dall’accordo sul nucleare iraniano alla triangolazione con Iran e Turchia in risposta a quella di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita).
Ma c’è un elemento ancora più profetico in questo libro, che oggi torna ripetutamente nel dibattito pubblico: la crisi delle democrazie contemporanee, strette tra l’ascesa di movimenti populisti e l’incapacità di stringere un reale fronte comune davanti a sfide che richiederebbero invece un forte livello di coordinamento: cambiamento climatico, pandemia, migrazioni, inquinamento globale, esaurimento risorse naturali, consumo sostenibile.

Cosa fare quindi? Lavorare sull’equilibrio che si è guastato, quello tra democrazia e mercato: lo Stato deve tornare ad avere un credibile ruolo di arbitro imparziale, e le istituzioni alla base dell’ordine devono recuperare lo spirito per cui sono state pensate. Solo così potremo curare la crisi di fiducia a cui oggi assistiamo.
Tornando al nostro Titanic, Parsi spiega che ora più che mai occorre una grande attenzione, poiché: “la collisione con l’iceberg non è stata evitata, e i danni al vascello sono stati ingenti. Ma la nave galleggia ancora; e, cosa ancora più importante, nessuna delle altre navi in vista offre condizioni di viaggio particolarmente attraenti a paragone del nostro Titanic. Mentre riprendiamo la navigazione, non possiamo dare nulla per scontato: non con una nave in condizioni così precarie, e non mentre entriamo in acque ancora più imprevedibili”.
In questa navigazione, c’è spazio anche per l’Europa, la cui crisi fa da sfondo alla deriva del Titanic. L’Europa può - anzi, deve - dare un contributo decisivo al ristabilimento della rotta originaria, superando le divisioni interne e rilanciando il proprio ruolo come attore internazionale.

Per due anni abbiamo sperato che la pandemia risvegliasse le coscienze e avviasse un percorso di equità e giustizia sociale. Fin dall’inizio del lockdown, ci siamo detti che il "mondo dopo il Coronavirus” non sarebbe stato lo stesso. Questo mondo tuttavia ancora non esiste. Va costruito, ed è nelle nostre mani. Non abbiamo bisogno di oracoli e profeti da interrogare: oggi occorre chiedere a noi stessi cosa vogliamo che succeda, e cosa possiamo fare affinché succeda.
I Giusti insegnano che nulla è predestinato, ma che le scelte individuali possono cambiare la direzione della Storia. Ed è una lezione che ci insegna lo stesso Parsi, che conclude il volume chiedendosi se la pandemia da sola - e oggi, forse, l’autore affiancherebbe anche la guerra in Ucraina - riuscirà a spingere verso l’inclusione. “La risposta ovvia è no. - sostiene Parsi - A meno che noi sappiamo ricordarci la lezione così duramente appresa durante la pandemia: che solo insieme possiamo sperare di fermarla, mentre se restiamo divisi sicuramente sarà lei a fermare noi”.

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