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Per l'uguaglianza

Lilian Thuram
Add editore, 2014

Non si lasci ingannare chi si aspetta la biografia di un calciatore nero “impegnato” contro il razzismo. O chi si immagina un volume ricco di aneddotica sul calcio, una raccolta di racconti di spogliatoio che svelano i segreti nascosti del sistema pallone. Per l’uguaglianza di Lilian Thuram è il percorso intellettuale di un uomo che una volta compreso che il razzismo - o più in senso lato ogni forma di discriminazione - è intrinseco nella società contemporanea, decide di sviscerarne le componenti e di andare alla radice del fenomeno. Per farlo, chiede aiuto a una schiera di filosofi, antropologi, sociologi e finanche biologi per decostruire il razzismo e giungere a un impianto teorico di base sul quale edificare una risposta concreta, che possa essere utilizzata nel calcio così come nella politica, nell’associazionismo, nel mondo del lavoro e in ciascun aspetto della vita comunitaria.

Abbiamo detto che non è la storia di un calciatore “impegnato” partendo dal fatto che Thuram stesso nel libro intende precisare questo aspetto. “Non mi sento una persona impegnata, né che porta avanti un discorso politico. Rifiuto regolarmente l’etichetta di uomo impegnato o di militante che mi si attribuisce. La lotta per l’educazione contro il razzismo è semplicemente parte di ciò che voglio fare della mia vita”.

Racconta Thuram che “è al mio arrivo a Parigi che sono diventato nero”. Nato e cresciuto in Guadalupa, da ragazzino si trasferisce in Francia insieme alla madre e ai fratelli. L’insediamento nella periferia della metropoli, così diversa dal contesto caraibico, lo porta a diventare parte di una comunità improvvisata costituita da bambini di origine zairese, magrebina, portoghese, italiana e senegalese, che esprimono questo melting pot di lingue e culture nel modo per loro più spontaneo, giocando insieme a pallone. Se dentro questa comunità le differenze sono legate solo a come si calcia la palla, da fuori emergono altri connotati. Gli altri, i “nativi”, lo chiamano Noiraude, come la mucca (nera, ovviamente) di un cartone animato. Una mucca “la cui idiozia e stupidità erano in contrasto con la rettitudine e l’intelligenza della sua compagna bianca”.

Oltre al razzismo, a Parigi Lilian conosce una libreria che cambierà per sempre il suo immaginario. Grazie alla Presénce Africaine scopre Pelle nera, maschere bianche di Frantz Fanon, il Discorso sul colonialismo e quello sulla Negritudine di Aimé Cesaire, oltre ad autori che, seppur molto diversi tra loro, lo aiutano a vedere il mondo con altri occhi: Seneca, Galeano, Gibran, Khrisnamurti. Passando da una lettura all’altra, Thuram si rende anche conto di un’altra cosa: nessuno, durante la sua infanzia in Guadalupa, ha mai affrontato la questione dello schiavismo. Nessuno nel suo villaggio era probabilmente consapevole del fatto di trovarsi ai Caraibi perché i suoi trisavoli erano stati rapiti, malmenati e trapiantati a migliaia di chilometri di distanza per essere utilizzati come bestie da lavoro.

Questa intuizione lo porta alla conclusione che tutti dobbiamo cambiare i nostri immaginari e scardinare le convinzioni che contrappongono la nostra identità a quelle degli altri. Il risultato di questo assunto è un viaggio che lo ha portato a conversare con il neurobiologo Jean Didier Vincent e l’antropologo Yves Coppens a proposito dell’origine biologica della pluralità umana. Così come con il grande e compianto filosofo Tzvetan Todorov sulla polifonia della società, attraverso un saggio illuminante in cui non si pone problemi nel criticare le storture da parte di quegli intellettuali che identificano con il colore della pelle le qualità di uomo (“In tanti ci siamo rallegrati della vittoria di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Ma le sue origini afroamericane non hanno modificato in maniera sostanziale le decisioni che ha preso: in Afghanistan ha portato la stessa politica imperiale che il suo paese aveva sempre condotto…”). E la lista è lunga. Il libro racchiude i saggi di, tra gli altri, Marco Aime, Michel Wieviorka e Francoise Héritiere. Persone, per dirla con Thuram, “impegnate per una società più giusta”.

In conclusione, questo libro non è nemmeno un inno al multikulti o l’ennesimo elogio a una fittizia società che accoglie in contrapposizione alla chiusura mentale di gran parte dei cittadini della terra. È il percorso culturale di un uomo che ha sfruttato la propria visibilità per dar voce a una riflessione corale sulla complessità del mondo. È un invito a chiunque lo legge a comprendere che il futuro della comunità globale dipenderà dalla capacità di destrutturare ogni riflesso condizionato che ci porta, volenti o nolenti, a costruire un Io e un Noi contrapposto a un Loro.

Joshua Evangelista

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