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Come fossi solo

Marco Magini
Giunti, 2014

La seconda di copertina descrive i contenuti del romanzo in un modo leggermente fuorviante, presentandolo cioè come una cronaca a tre voci dello sterminio di Srebrenica e relativo processo e conferendogli quindi un’aria lugubre e pesante che invece è totalmente assente.

In realtà il romanzo racconta la storia di tre uomini che si sono trovati, loro malgrado, coinvolti in una guerra fratricida e nelle sue conseguenze: un casco blu olandese, insofferente e nervoso, un soldato di origine croata militante nell’esercito serbo per poter sfamare moglie e figlia, un giudice spagnolo della corte penale internazionale impegnato nel successivo processo, annoiato e disilluso.

Le storie dei tre protagonisti procedono su tre piani paralleli con i due militari che si raccontano in prima persona e il giudice in terza: un azzeccatissimo espediente narrativo che spinge il lettore a immedesimarsi immediatamente nei due personaggi in armi e a mantenere un leggero distacco dalla vicenda successiva al massacro e dal suo attore. Ciò nonostante, i tre protagonisti sono accomunati da varie analogie: capitati per caso o per decisione altrui e non per propria scelta negli eventi descritti, desiderosi solo di far ritorno a casa, emotivamente lontani da ciò che sta succedendo intorno a loro, come semplici ruote di ingranaggi molto più grandi di loro, abituati a obbedire, ad adeguarsi al gruppo e al proprio ruolo e a non dire ciò che pensano veramente per non essere rifiutati dai colleghi.

Il racconto si sviluppa con un tono colloquiale, quasi a presentare il pensiero dei tre antieroi, le loro vicende e i personaggi di contorno in modo da sottolinearne la semplicità e la quotidianità, salvo poi inserire delle frasi brevi ma straordinariamente incisive, che spingono il lettore a riflettere e a interrogarsi sul concetto di responsabilità, di coscienza, di scelta tra etica e convenienza. E dalle singole storie, dai singoli episodi che evidenziano la disparità umana (la differenza di status tra caschi blu e soldati serbi e bosniaci, il valore della vita basato sul prestigio sociale, la confusione tra umanità, coraggio e incoscienza) a mano a mano che si procede nella lettura emerge la genesi dello sterminio, cosa c’è alla base e come si sviluppa, con un ritmo sempre più incalzante che prelude al precipitare degli eventi.

Non o non solo un romanzo su Srebrenica, ma un romanzo sull’umanità e la disumanità dell’essere umano e sulla stupidità di ogni guerra.

Tea Camporesi

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