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Brave persone

Nir Baram
Ponte alle Grazie, Milano, 2011

Chi si comporta come un delatore che denuncia perfino gli amici, non è che lo faccia per malvagità, ma per naturale istinto di sopravvivenza. A vincere nell’evoluzione darwiniana non è il più forte, ma chi si adatta ai cambiamenti. Oppure semplicemente: ‘Mors tua, vita mea’, per di più il traditore mente anche a se stesso, nascondendosi dietro un’infinità di giustificazioni di carattere etico, politico, filosofico.Le "Brave Persone" di Nir Baram sono Thomas Heiselberg, tedesco, e Aleksandra Andreevna Weisberg, russa. Sono belli, giovani, intelligenti e agghiaccianti nel loro essere senza scrupoli, rigorosi nella mistificazione; le loro vite procedono parallelamente, a un certo punto, nel 1941, si incroceranno per organizzare un’expo internazionale per celebrare a Brest il patto di non aggressione tra Hitler e Stalin. “… il nostro evento non è pensato per mettere in scena stupidaggini militari e nemmeno la storia, bensì per affascinare la folla. Perciò bisogna considerarlo una sorta di fiera comune ai due paesi, che per mancanza di tempo si appoggia all’esercito”. Paradossalmente i due dissimulatori sono beffati dai rispettivi servizi segreti, che li usano come copertura: l’esercito tedesco senza preavviso raderà al suolo Brest per invadere l’URSS.  Il periodo in cui vivono è tra i più tremendi: il nazismo e lo stalinismo. I due sanno adattarsi, si muovono come iene o piranha - verrebbe da dire- per allontanare da noi ogni somiglianza col ‘mostro’, eppure ritroviamo la loro psicologia, il loro comportamento in tante ‘brave persone’ di ieri e di oggi  che fiutano il pericolo e si schierano dalla parte che più gli conviene. Non c’è amore, affetto, gratitudine che tenga. Vorremmo chiudere gli occhi anche noi: è doloroso, fa paura ammettere l’evidenza del male ordinario, quello che forse hanno compiuto i nostri nonni, i nostri padri, che coinvolge anche noi, magari in proporzioni modeste. Nir Baram senza imporre ideologie, senza dare o chiedere giustificazioni, lascia che i fatti e i personaggi parlino da soli, con un’oggettività che penetra anche nelle loro debolezze, negli affetti, nel desiderio di riscatto.Si differenzia in qualche modo dalla narrativa contemporanea israeliana, pensiamo ai suoi ‘maestri’ Amos Oz e Abraham Yehoshua, per guardare con occhio moderno alla tradizione del realismo di Maupassant, di Zola e ai grandi romanzieri russi. Berlino, 1938. Thomas Heiselberg accorre al letto della madre morente. A curarla è tornata la vecchia governante, la signora Stein, che Thomas aveva licenziato otto anni prima: coi nazisti al potere era pericoloso avere della servitù ebrea. La madre, intellettuale sinistroide, lo disprezza, a lui interessano solo i soldi, è a capo della potente multinazionale americana Milton- Ricerche di Mercato – in Germania. Ha elaborato un progetto originale basato sulla psicologia tedesca per spiazzare la concorrenza. È così efficace che le SS glielo commissionano per altri paesi: la Milton è una copertura per invadere l’Europa. Ancora più inquietante la storia di Saˆsa è. Nel’38 a Leningrado si vive in un clima di terrore: tutti sospettano di tutti, tutti sono potenziali traditori. A casa Weisberg si riunisce l’intellighentia progressista, discutono fino allo sfinimento, ma nessuno ha il coraggio di prendere posizione. La ragazza è disgustata dalla loro impotenza, dal loro vittimismo. Uno dopo l’altro i componenti del gruppo sono imprigionati. A denunciarli è Saˆsa, per salvare sé e la famiglia. Ma anche i genitori vengono mandati in Siberia, i fratellini rinchiusi in orfanotrofio. Solo lei si salva e ha l’incarico di interrogare gli intellettuali degenerati con cui è cresciuta. Per nascondere le origini ebraiche sposa un comandante dell’ NKVD. Diffidenti, rapaci, dissimulatori, Saˆsa e Thomas possono diventare l’uno la causa della rovina o del riscatto dell’altro.

Daniela Origlia per il quotidiano "Il Foglio"

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