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Dallo scudetto ad Auschwitz: la storia di Arpad Weisz, allenatore ebreo

Matteo Marani
Diarkos, 2019

Matteo Marani racconta la storia di un uomo e della sua famiglia, una storia dimenticata da tutti per più di sessant’anni. Racconta di un allenatore di calcio, forse il più grande della sua epoca, che verrà deportato ad Auschwitz per espiare l'unica colpa a lui imputata: essere ebreo.

È Árpád Weisz, nato a Solt, in Ungheria, nel 1896. Con la sua passione, il suo lavoro, ha rivoluzionato il mondo del calcio inserendo novità mai viste prima: preparazione atletica dura, ruoli fissi, tattiche e schemi - tutti studi pubblicati in un manuale del calcio scritto con l’allora dirigente dell’Inter, Aldo Molinari, e il tecnico Vittorio Pozzo: "Il giuoco del calcio".

Non solo un teorico, ma soprattutto un vincente: uno scudetto con l’Inter, allora “Ambrosiana”, nel 1929, e due scudetti al Bologna, allenato dal 1935. Poi il torneo dell’Expo Universale di Parigi del 1937- competizione antesignana dell’odierna Champions League. 

Ma nel 1938 vengono emanate le leggi razziali. È addio all'amata Bologna e fuga per la sopravvivenza, che per Árpád significa allenare. Parigi e poi Dordrecht, Olanda. Riesce ancora a dare prova del suo talento di allenatore; ma ormai è tardi: i nazisti hanno conquistato quasi tutta l'Europa. 

"Se c'è un modo per uccidere Weisz è togliergli il pallone", scrive Marani. E così è, ultimo esonero e prima morte, dell'anima, di Weisz. Nella deportazione verrà separato dalla famiglia, la moglie Elena e i figli Roberto e Clara, troppo deboli per essere impiegati come forza lavoro. Loro verranno uccisi due anni prima di lui, nel campo di Birkenau, poco dopo il loro arrivo. Lui, dopo essere stato sfruttato per lavori forzati dal Reich, muore il 31 gennaio 1944 ad Auschwitz.

Con uno stile chiaro e preciso, che mai si lascia andare a sentimentalismi stucchevoli, Marani ricostruisce le più importanti tappe della vita dell’allenatore e della sua famiglia. Affresca le figure sul muro della Storia d'Europa con lucida conoscenza di fatti e dinamiche storiche, che aiutano a immergersi nella cruda realtà del racconto e a conoscere le più importanti personalità di quell’epoca, positive e negative. In un'Europa che sta lentamente dimenticando l’umanità, vittima, e a volte complice, dell’influenza nazista e della Seconda guerra mondiale. 

Attraverso una ricerca anagrafica e archivistica, ripercorrendo egli stesso tutte le tappe di Weisz in Europa come un investigatore privato, offre un racconto vero di resilienza; tragico ed emozionante. 

Viene da chiedersi, a questo punto, come sia stato possibile che questa storia, di un allenatore così importante per il calcio, sia finita nell'oblio. La risposta più semplice, e drammatica, può trovarsi proprio nella difficoltà nel reperire documenti dell'epoca, e trovare i testimoni di tutte le particolarità delle vittime dell'Olocausto. 

Matteo Marani ce l'ha fatta, e con il suo lavoro ha cercato di colmare, in parte, questo vuoto, ridando dignità almeno a un uomo e alla sua famiglia. Árpád Weisz rivive oggi come esempio di grande allenatore, simbolo di una memoria ritrovata e testimonianza del dolore causato dalla discriminazione, presente anche nel mondo del calcio. 

Daniele Molteni

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