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Di madre in figlia

Helen Epstein
Forum Editrice Universitaria Udinese, 2008

La studiosa e scrittrice americana Helen Epstein con questo libro ha mirato a riempire i vuoti lasciati nel suo passato famigliare dall’interruzione della memoria causata dalla persecuzione nazista e dal sopravvento del regime comunista in Cecoslovacchia.
Costituito da 334 pagine a cui si aggiungono un ricco apparato di note e una bibliografia varia e aggiornata, il libro è - a una prima lettura - la storia di tre generazioni di donne, le antenate e la madre della scrittrice. Sono donne ebree emancipate ciascuna a proprio modo, di generazione in generazione sempre meno legate alla loro origine ebraica e sempre più profondamente assimilate. Le loro famiglie sono collocabili all’interno di una colta media borghesia ceca di cui condividono gusti, problemi e tic. Si capisce dunque perché la nonna e la mamma della scrittrice si faranno cogliere del tutto impreparate quando il nazismo le costringerà a riesumare le loro origini ebraiche, per non parlare di un nonno che aveva eretto a mondo ideale la Germania e la sua cultura, nella quale, come lui, tutti gli ebrei tedeschi assimilati si erano completamente identificati. È stata necessaria l’esperienza estrema del campo di sterminio di Auschwitz per far prendere coscienza a Frances, la madre, della necessità di riscoprire le proprie radici ebraiche. Ma il libro non è solo memoria famigliare. Attraverso la delineazione di quelle figure, traspare anche la storia della comunità ebraica centro-europea, specificamente ceca, con caratteristiche che la differenziano dalle altre comunità, in particolare l’austriaca. Storia che ovviamente si intreccia prima con la più vasta storia dell’impero austro-ungarico e poi con quella della rinata Cecoslovacchia. Molto interessante, a questo proposito, la ricostruzione del clima culturale e intellettuale della Repubblica “umanistica” di Masaryk nel periodo fra le due guerre. Clima che faceva sentire lontane le minacce scomposte del nazismo fino alla vigilia della guerra.
Piano personale-famigliare, dunque, e piano collettivo sono messi in risonanza e costituiscono il duplice punto di vista che rappresenta il filo rosso del libro.

Salvatore Pennisi

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