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Il libro ritrovato

Simha Guterman
Torino, Einaudi, 1994, a cura di Ferdinado Sessi

Nel 1978 due operai stanno lavorando alla ristrutturazione di una casa a Radom in Polonia, quando trovano sotto una scala una bottiglia sigillata piena di piccole striscioline di carta scritte in yiddish: è il manoscritto che racconta il dramma vissuto dalla comunità ebraica di Plock distrutta dai nazisti durante la seconda guerra mondiale.
La vicenda si apre alla vigilia della guerra: è il 1939 e Simha Guterman sta trascorrendo le vacanze estive a Sendin con la famiglia. Di lì a poco sarà costretto a fuggire con il figlio Yakov: insieme attraverseranno il paese con documenti falsi.
Ovunque riesca a fermarsi Guterman scrive, seppellisce le bottiglie contenenti i suoi manoscritti e fa promettere a Yakov di ricordare tutti i luoghi in cui sono state nascoste. Il racconto, da cui prende le mosse, procede man mano nella messa a fuoco di personaggi reali, su cui l’autore costruisce una delle migliori testimonianze letterarie della Shoah. L’opera infatti non è solo la storia degli ebrei di Plock ma, nello spirito della letteratura yiddish, contiene aneddoti e vicende pieni di umorismo, che travalicano le tragiche vicende polacche di quegli anni per assumere un valore universale.

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Libri - Shoah e "Giusti tra le Nazioni" di fronte al nazismo

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