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L'ultima volta che siamo stati bambini

Fabio Bartolomei
Edizioni e/0, 2018

Cosimo, Italo, Vanda e Riccardo hanno dieci anni e passano le giornate a giocare insieme, in una Roma martoriata dalla guerra e dalla fame. Nonostante le incertezze del conflitto, hanno trovato una loro normalità fatta di scherzi, dispetti e monellerie.

Finché un giorno Riccardo, ebreo, viene “rubato dai tedeschi” e portato “alla fine della ferrovia”, come hanno sentito dire dai grandi. Agli altri bambini questo non sta bene, perché Riccardo è un bravo bambino e non merita il “campo”. Del resto, pensano i tre amici, la colpa del suo essere ebreo è dei genitori, non sua.

Bisogna salvarlo e serve un piano: si deve andare alla fine della ferrovia e spiegare ai tedeschi che si è trattato di un equivoco. Già, ma dov’è la fine della ferrovia? Probabilmente non lontanissimo, solo un po’ lontano, verso nord. Per raggiungerla basta seguire i binari del treno.

Inizia così l’epopea dei giovani protagonisti di L’ultima volta che siamo stati bambini di Fabio Bartolomei (2018, Edizioni e/o), un romanzo in cui tutte le tematiche della grande letteratura di viaggio si snodano nel contesto dell’Italia della guerra e delle leggi razziali. Un’epoca in cui le bombe, la fame e la paura del nemico dilaniano i rapporti umani fino alle conseguenze più tragiche.

Guidati dall’inappuntabile e integerrimo balilla Italo, Cosimo e Vanda partono per un viaggio aspro, da grandi e non da bambini, nel quale impareranno forzatamente i valori della fratellanza e della lealtà e metteranno in dubbio l’orgogliosa retorica fascista che hanno introiettato dagli adulti.

L’improbabile fuga dei bambini dà il via a un’altra disperata missione di soccorso: quella di Agnese, suora dell’orfanotrofio che ospita Vanda, e del soldato Vittorio, fratello di Italo e strenuo difensore dell’interventismo italiano. Due mondi opposti, in cui i rispettivi dogmi si scontrano con una realtà amara e difficile da decifrare, dove le certezze si sgretolano una dopo l’altra e in cui è impossibile individuare amici e nemici, alleati e antagonisti.

Bartolomei riesce a raccontare gli orrori della guerra e la Shoah in maniera delicata e ironica, proprio come la racconterebbero i bambini. Una grande avventura in cui costruire zattere, andare a dormire senza orari e rubare galline. Un gioco che, tuttavia, ben presto smette di essere divertente e assume le coordinate del dramma. E nel quale ad un certo punto, inevitabilmente, si smette di essere bambini.

L’ultima volta che siamo stati bambini è una fiaba nera come la guerra e candida come l’animo dei protagonisti. Una storia da vivere come se fosse un road movie d’annata. Cercando, se possibile, di leggere le vicende di questa banda di monelli senza farsi condizionare dalla conoscenza dall’epilogo triste e immodificabile della Storia.

Joshua Evangelista, ufficio stampa Gariwo

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