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“Lontani+vicini”, un laboratorio di solidarietà anche per il post-emergenza

A Milano le associazioni e le comunità migranti hanno fatto rete

“Parlando con alcune associazioni di comunità migranti di base a Milano ci siamo resi conto che c’era una gran voglia di aiutare in questo momento così complesso. Solo che non si sapeva bene come fare”. Alberto Sanna, presidente dell’associazione Dare.ngo, spiega che è nato da questo bisogno “Lontani+vicini”, uno dei progetti di volontariato più interessanti che si stanno sviluppando in questo momento.

“Lontani+vicini” racchiude diverse realtà presenti sul territorio milanese, tra cui Cidi Aps (Associazione comunità internazionale d'Italia), Sunugal, il Centro Internazionale di Quartiere e Africa1, in collaborazione del CSV e del Comune di Milano. I partecipanti volontari del progetto in questi giorni stanno aiutando persone in condizione di maggiore fragilità (positivi al Covid-19, anziani, disabili, madri single, ecc.) svolgendo per loro quelle commissioni che altrimenti le costringerebbero ad uscire di casa. Un progetto utile e innovativo per il modo in cui sono stati coinvolti i volontari.

Alberto Sanna, come nasce “Lontani+vicini”?

Tutte le iniziative solidali di Dare.ngo, tra cui quelle verso il Kurdistan, erano ovviamente ferme. Questo ha fatto sì che ponessimo maggiore attenzione alle necessità che emergevano sotto casa. Parlando con le comunità migranti, in particolare quella senegalese, quella filippina e quella curda, ci siamo resi conto che l’interesse ad aiutare era diffuso. Mancava fare rete e organizzarsi per attivarsi concretamente. Tutti volevano che le energie venissero dedicate a qualcosa di veramente utile.

Perché questo nome?

Si chiama Lontani+vicini, perché siamo costretti a essere lontani tra noi ma allo stesso tempo abbiamo deciso di stare vicino a chi ha bisogno dimostrando la nostra solidarietà. Inoltre, molti degli attori coinvolti vengono da lontano ma sono in prima linea nel restituire solidarietà alla comunità.

Come funziona il vostro supporto?

Acquistiamo farmaci e beni di prima necessità e li consegniamo a domicilio. Ci occupiamo del sostegno a distanza delle persone che più soffrono e che fanno fatica a sostenere le sfide di questo periodo.

Vi muovete nel IV Municipio di Milano, un’area periferica con molte difficoltà pregresse.

È vero, stiamo lavorando a Corvetto perché è una zona che conosciamo molto bene. È un’area periferica ma allo stesso tempo racchiude tante realtà di volontariato. Stiamo già pensando a come affrontare la fase due… potremmo rendere il Centro internazionale di quartiere (CIQ) un hub di aiuto alla popolazione.

Come si è sviluppata la collaborazione con il Comune?

Grazie a CSV abbiamo potuto gestire tutta la parte burocratica e la call per i volontari. Questo aspetto è molto interessante, attraverso il sito del Comune oltre 30 persone ci hanno contattato per poter essere utili e attivi.

Qual è il profilo del volontario che partecipa a queste attività?

Ci sono due “macro-tipologie”: da una parte ci sono trentenni molto sensibili che grazie alla condizione di smart working o causa di attività lavorative precarie hanno la possibilità di rendersi utili, soprattutto nel weekend. Molti migranti fanno parte di questa categoria. Poi c’è un segmento di quarantenni, principalmente donne, che si attivano perché sono a casa in cassa integrazione e vogliono dedicarsi agli altri.

E i beneficiari?

I beneficiari sono principalmente famiglie con difficoltà a fare la spesa. È importante dire che oltre che con il volontariato, si può aiutare facendo delle donazioni. Chi dona effettua una sorta di adozione a distanza verso persone che hanno davvero bisogno.

Ci sono positivi al Covid-19 tra i beneficiari?

Assolutamente sì. Positivi o famigliari di positivi, con situazioni estremamente complesse. Magari hanno un marito, una compagna o un genitore anziano che lotta con il virus. È dura, perché non si può assistere queste persone e al contempo si è blindati a casa senza la possibilità di poter fare le cose più elementari. E poi ci sono gli anziani, che hanno difficoltà a fare spesa con piattaforma online e che magari preferiscono veicolare telefonicamente le proprie necessità.

Cosa succederà quando finirà l’emergenza? Che ne sarà di questo network solidale?

La cosa bella e potente di questo network è che le realtà che lo compongono hanno capito che insieme possono davvero fare la differenza sul territorio. Anche perché i bisogni non cesseranno di esistere. Un altro aspetto interessante è la percezione da parte delle persone aiutate, che rimangono stupite della potenza di questo tipo di associazionismo. Non sono indifferenti al gesto di volontari di ogni provenienza, sconosciuti, che decidono di aiutare in questa situazione senza chiedere niente in cambio. Grazie a questi esempi cresce la fiducia nel mondo dell’associazionismo. Secondo me si sta creando una nuova forma di volontariato.

Joshua Evangelista

21 aprile 2020

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