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Memoria

La memoria non è una cassaforte identitaria

La memoria della Shoah, quando è nata, aveva un carattere specifico ed universale. Il tema del mai più sembrava la grande questione su cui tutti erano chiamati a riflettere. Ricordare la Shoah significava affermare con forza che quanto era accaduto agli ebrei non avrebbe dovuto ripetersi per nessun essere umano. Oggi invece osserviamo come quella carica ideale sembri affievolirsi...


Il conflitto delle memorie e la dialettica del riconoscimento

Non ci può essere un riconoscimento universale di diritti in astratto, ma solo in concreto, mediante una preliminare negazione e una lotta, che provoca lacerazioni e incomprensioni. Affinché tale dialettica non produca un risultato a somma zero, ma qualche progresso, è necessario educare alla responsabilità e alla scelta gli uomini del nostro presente, consapevoli che la trasmissione della memoria è essa stessa un processo storico, un divenire o un movimento del tempo e nel tempo, alla ricerca di un punto provvisorio di arresto o di stabilità, che consenta alla linea temporale di avvicinarsi asintoticamente al suo infinito progresso.


Carlo e Nello

I fratelli Carlo e Nello Rosselli, assassinati il 9 giugno del 1937, hanno fatto parte della mia educazione civile da ragazzino. La mamma, quando andavamo a portare i fiori ai parenti sepolti nel Cimitero di Trespiano, sulle colline di Firenze, non mancava mai di accompagnarci, a destra dell’ingresso, a deporre due rose rosse sulla tomba di Carlo e Nello. Sulla loro lapide è scolpita la spada di fiamma, simbolo del movimento da loro fondato, “Giustizia e Libertà”, e la scritta, dettata da Piero Calamandrei: “GIUSTIZIA E LIBERTÁ, PER QUESTO MORIRONOPER QUESTO VIVONO”.


Nulla sarà più come prima. Anche la memoria?

Il processo di costruzione della memoria è stato lungo e contrastato. Abbiamo sempre pensato, credo, che la memoria della Shoah come quella dei genocidi non era destinata a durare in eterno, almeno non nella forma in cui noi ne abbiamo ora coscienza. Che se eventi traumatici della stessa valenza si dovessero ripresentare, ci troveremmo a fare i conti con nuove elaborazioni di memorie. Possiamo dire che la pandemia presenti per la nostra memoria simili rischi?


I Giusti nel mondo

Mi trova pienamente concorde la proposta di Gabriele Nissim di coniugare la ricerca dei nuovi Giusti alle tante realtà di questo mondo che sta cambiando a folle velocità, e che dopo il Coronavirus non ritroveremo come lo avevamo conosciuto. Sarà privato di molti anziani, spesso emarginati, dimenticati, e lasciati morire in solitudine. Sono gli anziani che rappresentano da sempre l’ancora preziosa della memoria, il salvagente necessario per affrontare le turbolenze della vita. Il Pianeta sarà in mano di giovani bisognosi di tutto, anche dell’esperienza che gli è stata negata.


Per noi tedeschi questo “Mai più” significa soprattutto “Mai più da soli”

Questa frase vale in Europa più che in qualsiasi altro luogo. Dobbiamo tenere unita l’Europa. Dobbiamo pensare, sentire e agire da europei. Se in Europa, anche durante e dopo questa pandemia, non saremo uniti, allora ci dimostreremo indegni dell’8 maggio. Se l’Europa fallisce, fallisce anche questo “Mai più”!


Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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Il libro

Spie e zie

Siegmund Ginzberg

Multimedia

Le attività educative sui Giusti a Varsavia

organizzate dalla "Casa Incontri con la Storia"

La storia

Willy Brandt

il Cancelliere tedesco che si inginocchiò al Memoriale della Shoah di Varsavia