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27 gennaio, Natale della Memoria

di Silvia Golfera

Come tutti gli anni torna il Natale, così ogni 27 gennaio torna il Giorno della Memoria. Una giornata che è insieme celebrazione, ritualità, abitudine.

La Giornata della Memoria dovrebbe essere innanzi tutto occasione di ricerca, di studio, di diffusione della conoscenza, ma alla maggior parte delle persone arriva solo l’eco di un notiziario televisivo, di un’attività dei figli a scuola, di un film passato in serata.

Però come il Natale finisce col toccare anche quanti sono lontani dal coglierne il significato originario, cosi il 27 gennaio ci impedisce di ignorare del tutto una realtà molto semplice: il cuore nero dell’Europa, un antisemitismo covato e nutrito nei secoli, esploso come un’intossicazione violenta nel grande marasma della seconda guerra mondiale.

Gli ebrei questo lo sanno bene, non è per loro che è stato istituito il 27 gennaio. Il Giorno della Memoria ha per gli ebrei ben altra durata temporale, e forse si allarga, a volte, all’intero corso della vita.

La Giornata della Memoria è stata istituita per tutti gli altri, per quanti vorrebbero evitare di fare i conti con un passato ingombrante e mal digerito, che torna nel cinismo con cui guardiamo alle tragedie di oggi, nella superficialità, spesso condita di falsi buoni sentimenti, che ci fa chiudere gli occhi rispetto al nuovo nazismo (ma quanto sa di vecchio) e a un totalitarismo che si candida a progetto globale.

Un passato che si riaffaccia nella sua forma più umile in un’infinita serie di tic: da quelli linguistici (‘sei un rabbino’ per dare dell’avaro), a quelli paranoici (tutte le varie forme di complottismo che riportano più o meno direttamente a un immaginario ‘giudaico’: finanza, Mossad, strategie globali, capitalismo, multinazionali…), a quelli pseudo sociologici (tutta colpa di Israele).

Per la prima volta vivo questa giornata in Francia, il Paese europeo col maggior numero di ebrei e la più alta frequenza di attentati antisemiti. Eppure, nella scuola internazionale dove insegno, solo la sezione italiana e quella tedesca hanno sentito la necessità di dare rilevanza pubblica a questa giornata.

La paura di irritare la componente islamica, il timore di sovraesporre un problema in concorrenza con altri, i dogmi della ‘laïcité’ e della ‘neutralité’ che finisce con l’imporre, in nome della tolleranza, il mascheramento delle identità, rendono il Giorno della Memoria un giorno difficile da affrontare.

Nel paese che vede quest’anno un esodo di circa 120mila ebrei, parlare troppo di ebraismo e Shoah crea un velato imbarazzo.

E a proposito di tic, pranzando ieri in una rosticceria libanese, mi è scappato di paragonare qualche piatto alla cucina israeliana: “Zitta, non ti far sentire!” è stato l’accorato invito di chi mi accompagnava. 

Analisi di Silvia Golfera

28 gennaio 2016

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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