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Memoria

Moshe Bejski e la speranza possibile

Moshe Bejski, l’artefice del Giardino dei Giusti di Gerusalemme, in uno degli ultimi colloqui che ebbi con lui nell’ottobre del 2006 (pochi mesi prima della sua scomparsa), in una stanza di un ospedale a Tel Aviv si lasciò andare ad una riflessione che ho sempre considerato il testamento morale della sua vita.


Il Covid-19 dà il via a un’altra ondata del virus dell’antisemitismo. C’è bisogno di una cura.

L'attuale politica di difesa della reputazione del popolo ebraico - sciocchezze del tipo "guarda quanto siamo carini e quanti premi Nobel ebrei ci sono" (chi se ne importa?) - è inefficace. Abbiamo bisogno di una pianificazione intelligente per una risposta combattiva anti-antisemitismo online. 


A proposito di epidemia e quarantena

Può sembrare improprio un accostamento tra il morbo del XVI secolo e l’attuale pandemia. Il Covid 19, per quanto aggressivo, non è paragonabile, se non usando una metafora poco felice, con la peste. Colpisce tuttavia il fatto che, nonostante l’abisso tra le conoscenze scientifiche del Cinquecento e le nostre, l’unica ricetta valida sia sempre la stessa: quarantena, vita ritirata, divieto di assembramenti, separazione dei malati, pulizia. 


La lenta agonia di Moacyr Barbosa

Il nome di Moacyr Barbosa è rimasto indissolubilmente legato alla partita Brasile-Uruguay valida per l'assegnazione del Mondiale di calcio del 1950. Primo portiere nero della Seleção, un suo errore determinò la sconfitta del Brasile. Da allora, fu considerato "un uomo da seppellire nel disprezzo". Darwin Pastorin racconta l'incredibile storia dell'eroe trasformato in reietto.


Modesta proposta per una igiene dei sentimenti sotto la pandemia

L’aspetto che più mi colpisce, in questo psicodramma collettivo, è proprio la distanza tra le parole e le cose. Anzitutto la scelta di un termine improprio (guerra) per definire la cosa (pandemia), con l’inevitabile corollario retorico che esso si porta dietro: obbedienza, patriottismo, sacrificio, caduti, paura, coraggio, eroismo, fronte, nemico, traditore, falsa propaganda, ecc


​Immergersi e perdersi nell’amicizia, come Montaigne

Vorrei consigliare la lettura di due testi classici sul valore dell’amicizia.
Si tratta di Laelius de amicitia di Cicerone e un capitolo dei Saggi di Michael de Montaigne, pubblicati a Parigi nel 1588, Dell’amicizia. Perché interrogarci sull’amicizia? Perché è un antidoto contro la solitudine che proviamo nel distanziamento sociale a cui siamo costretti per evitare la diffusione del virus.


Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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Multimedia

Il dovere della memoria

intervista a Livia Pomodoro

La storia

Willy Brandt

il Cancelliere tedesco che si inginocchiò al Memoriale della Shoah di Varsavia