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Memoria

La domanda che è al centro della nostra memoria

La memoria è la materia della propria identità, e ogni persona, ogni gruppo umano, ogni cultura o civiltà si narra eventi o miti che, in funzione di memoria, rendano conto di sé a sé stessi e del proprio esserci nel mondo. La memoria è una funzione della vita, e della costituzione di sé. Chi perde la memoria di sé, di sé non sa più nulla, perde sé stesso. Se non avessimo memoria di noi nel passato, non potremmo sentirci noi stessi ora, nella nostra attualità di soggetti.


Amos Luzzatto, un mondo che non c'è più

E così anche Amos Luzzatto non c’è più. Ogni volta che ci viene a mancare uno di questi grandi, espressione di un passato perduto forse definitivamente, abbiamo la sensazione di sentirci più soli, più isolati, più estranei al mondo in cui viviamo. La sua battaglia per le minoranze era rivolta a tutte le minoranze, non solo agli ebrei, l’ebraismo era un’apertura verso il mondo, non una chiusura all’interno. Gli ebrei dovevano essere l’avanguardia nella lotta per l’uguaglianza, diceva.


Una ragazzina giovane e ribelle a 90 anni

Cara Liliana, la prima cosa che ti vorrei dire per i tuoi novanta anni è grazie. Grazie di cuore. Sei una grande maestra della memoria. Fare memoria è un’arte perché non bisogna solo ricordare, ma trasmettere un pensiero chiaro e preciso che possa proporre dei nuovi comportamenti. Tu quando giri per le scuole e fai sentire la tua parola lanci sempre un messaggio di una grande chiarezza.


L’atomica che non fabbricai

Rotblat è stato un grande scienziato, con la vita segnata dall’uccisione della moglie, sinceramente pacifista, dotato di profonda umanità e lucidi dubbi. Nel 1985 confessò: “Una domanda continua a tormentarmi: abbiamo imparato abbastanza per non ripetere gli errori che commettemmo allora? Io non sono sicuro nemmeno di me stesso. Non essendo un pacifista perfetto, io non posso garantire che in una situazione analoga non mi comporterei nello stesso modo."


Il Virus e l'estrema destra tedesca

Il rischio concreto è che, in un’epoca come la nostra, convulsa e a tratti drammatica, anche a causa di una pandemia che non accenna a spegnersi, i due punti si congiungano, riversando sulla politica tutta, tedesca ed europea, il veleno di una rabbia scomposta che, in ambienti anche lontani dall’estremismo, si respira a pieni polmoni qui in Germania.


I maestri del pensiero del Giardino dei Giusti

La storia di un Giusto ha un effetto terapeutico. Grazie alla descrizione di un'esperienza vissuta, la persona si può interrogare sulla sua vita, raccogliere sollecitazioni, pensare. Può scegliere se prenderla come punto di riferimento, sentire un suo richiamo, decidere da solo se quella vita particolare potrebbe orientare la sua. Il visitatore è libero di credere o di non credere, di agire e di non agire. La predica dall’alto è un'imposizione, l’esempio di una vita concreta è invece uno stimolo. Tutta la struttura architettonica del nuovo Giardino dei Giusti di Milano è stata concepita con questo scopo.


Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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Multimedia

Una tragedia che non ha parole

spot proposto dal Consiglio per la comunità armena di Roma

La storia

Willy Brandt

il Cancelliere tedesco che si inginocchiò al Memoriale della Shoah di Varsavia