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"A me hanno insegnato che chi salva una vita salva il mondo intero"

dal discorso di Liliana Segre al Senato

Liliana Segre

Liliana Segre

Pubblichiamo di seguito i passi del discorso pronunciato in Senato dalla senatrice a vita Liliana Segre in occasione dell'annuncio del suo voto di fiducia al nuovo governo M5s-Pd.

Signora Presidente, gentili colleghe e colleghi, signor Presidente del Consiglio, il mio atteggiamento di fronte alla realtà e al clima che ha segnato la nascita del nuovo governo è di preoccupazione, ma, al tempo stesso, di speranza. Mi hanno preoccupato i numerosi episodi susseguitisi durante l'ultimo anno, che non di rado mi hanno fatto temere un inesorabile imbarbarimento della nostra società: i casi di razzismo sempre più diffusi, trattati con indulgenza, in modo empatico, che quasi sembrano entrati nella normalità del nostro vivere civile. Ma allarmante è anche la diffusione dei linguaggi di odio, sia nella rete sia nel dibattito pubblico. Troppo spesso al salutare confronto delle idee si sostituisce il dileggio sistematico dell'avversario, col ricorso anche all'utilizzo di simboli religiosi. A me fanno l'effetto di un farsesco e pericoloso revival del 'Gott mit uns'. Sì, a me fanno questo effetto. Forse solo a me in quest'aula.

La politica che investe nell'odio è sempre una medaglia a due facce, non danneggia solo coloro che vengono scelti come bersaglio, ma incendia anche gli animi di chi vive con rabbia e disperazione il disagio provocato dalla crisi che attraversa ormai da un decennio il continente. L'odio si diffonde e questo è tanto più pericoloso. A me hanno insegnato che chi salva una vita salva il mondo intero. Per questo un mondo in cui chi salva vite anziché premiato viene punito mi pare proprio un mondo rovesciato. Credo che l'accoglienza renda più saggia e umana la nostra società. 

Voglio venire ora alla speranza. Vorrei che il nuovo governo nascesse non solo da legittime valutazioni di convenienza politica, ma soprattutto dalla consapevolezza dello scampato pericolo, da quel senso di sollievo che viene dopo che giunti sull'orlo del precipizio ci si è ritratti appena in tempo. Mi attendo insomma che il nuovo governo operi concretamente per ripristinare un terreno di valori condivisi fatto di difesa costante della democrazia e di quei principi di solidarietà previsti dalla nostra Costituzione, nata dalla resistenza. Anch'io, personalmente, faccio una semplice richiesta, avanzata nelle sedi parlamentari come mio contributo a un futuro migliore. A inizio legislatura ho presentato un disegno di legge, poi trasformato in mozione a cui tengo moltissimo: si tratta dell'istituzione di una Commissione di indirizzo e controllo sui fenomeni dell'hate speech, dell’intolleranza, dell’antisemitismo. È un argomento che purtroppo conosco. Ho vissuto sulla mia pelle come dalle parole dell’odio sia facile passare ai fatti. Realizzare questa Commissione darebbe il segnale di una risposta politica ai problemi che abbiamo di fronte... 

Penso infine all'insegnamento della storia, disciplina molto speciale perché ci insegna a non ricadere negli errori del passato. Perdere la storia è uno dei primi effetti collaterali della perdita del futuro. La disciplina sta sparendo, non solo dagli esami di maturità ma dalla stessa coscienza delle persone, e senza memoria storica l'umanità è condannata a disumanizzarsi. 

La mia speranza è da ultimo che il nuovo governo assuma e faccia proprio anche il senso di quel dovere civile, di quella vocazione all'interesse generale che ci viene da quei versi di John Donne: "Non chiedere mai per chi suona la campana. Essa suona per te".

Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz e senatrice a vita

10 settembre 2019

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La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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