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Addio a Imre Kertész

scrittore simbolo dei sopravvissuti

Imre Kertész

Imre Kertész David Balicki

Pochi conoscevano Imre Kertész quando cadde il Muro di Berlino, nel 1989. Allora era noto solo a un pubblico di addetti ai lavori per il suo libro del 1975, Essere senza destino, che era stato nelle librerie ungheresi per appena due settimane, prima di finire in un deposito nella periferia della capitale ungherese. 

Lo scrittore cominciò a essere apprezzato solo nel 1995, prima con una traduzione apparsa in Germania, poi con la pubblicazione nel resto del mondo. Il tema di Kertész era la Shoah

Questo autore, morto oggi a 86 anni dopo una lunga malattia, era nato nel 1929. Nel 1944 fu arrestato con altri 17 quindicenni e quattordicenni dalla gendarmeria ungherese e scampò miracolosamente alla fucilazione, salvato da un improvviso bombardamento aereo.  

Quindi venne condotto a Buchenwald, dove divenne straordinariamente e drammaticamente consapevole della catastrofe della cultura europea e dello sterminio del suo popolo, quello ebraico. Kertész fu sempre un interprete lucido della tragedia della Shoah, tant'è che usava distinguere tra ciò che ricordava di Buchenwald e ciò che il lager era stato veramente.  

In Ungheria non tutti lo apprezzavano per il suo continuo sforzo di tenere viva la memoria: ebbe spesso contrasti con i neofascisti che dopo il 1989, alcune volte, ricominciarono a diffondere i loro slogan intrisi di odio. 

Nel 2002, quando Kertész vinse il Nobel per la letteratura, fu criticato anche da un giornale vicino al partito Fidesz di Viktor Orban. Almeno questo racconta la Zeit del 31 marzo 2016, in un clima in cui la Germania si trova in aperta polemica con i suoi vicini orientali

Il Corriere della Sera ricorda il Nobel ungherese evidenziando la sua "fiducia smisurata nell'umanità" e la sua convinzione che "al male si possa rispondere con il bene, attraverso il dialogo". Inoltre, il giornalista Giorgio Pressburger, che ha tradotto anche alcuni suoi romanzi, evidenzia sulle stesse pagine come Kertész avesse "la straordinaria capacità di scendere nelle aree più insondabili dell’animo umano".

Tra le sue opere più importanti: non solo il già menzionato Essere senza destino, ma anche Fiasco, Kaddish per il bambino non nato (Feltrinelli), Il vessillo britannico (Bompiani), La lingua esiliata, Il secolo infelice, e Io, un altro (Bompiani).

31 marzo 2016

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ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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