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Addio, Mamma Fiore

morta Hilde Rosenberg, testimone del genocidio dei rom e dei sinti

Il 1 febbraio 2019 si è spenta ad Amburgo Hilde Rosenberg, testimone del genocidio dei sinti, nota ai tedeschi come "Mama Blume", Mamma Fiore.

Hilde era nata nel 1928 nella città polacca di Lodz da una famiglia sinti. La nonna le insegnò a leggere i Vangeli la domenica a messa, cosa che lei fece fino alla morte, nel Duomo di Amburgo. I bambini della sua famiglia, per un pfennig leggevano il futuro ai passanti. Gli adulti lavoravano, molti come musicisti.

Lei era "una personcina minuta e sicura di sé". Arrestata dai nazisti con tutta la sua famiglia, fu rinchiusa prima in un campo di concentramento e poi in diversi campi di lavoro. Nel lager il suo compito era di inserire la polvere da sparo nelle granate, in una fabbrica di munizioni controllata dalle SS. Sopportò le percosse, le umiliazioni, la fame e il gelo, ma si salvò perché le guardie gradivano che lei di tanto in tanto leggesse loro il futuro. 

Nel lager, Hilde conobbe colui che sarebbe diventato suo marito, Lani. Dopo la guerra, i due si stabilirono ad Amburgo dove ebbero sei figli. Uno di loro, Tornado Rosenberg, ha scritto un libro su di lei, Mama Blume- vom Glück im Leben (Mama Blume - della fortuna nella vita), dove racconta che la madre gli ha insegnato "a non parlare mai male degli altri, a essere saggio e assumersi sempre la responsabilità di aiutare il prossimo - non se stessi". Il marito era musicista - "da zigano aveva la musica nel sangue", diceva Mamma Fiore -, e musicisti sono diventati molti dei figli. 

Mamma Fiore sapeva perdonare. Raccontava la propria storia a molti ragazzi tedeschi nelle scuole e discuteva perfino con i neonazisti in metropolitana. La Zeit del 17 febbraio la dipinge come una donna indimenticabile, "di quelle che nascono una volta ogni 100 anni", che sfidava i pregiudizi sui sinti e quelli sulle donne.

20 febbraio 2019

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Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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