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Alain Finkielkraut "tra armonia e dissenso"

evoluzioni di una mente critica

Il pensatore francese Alain Finkielkraut

Il pensatore francese Alain Finkielkraut B.BISSON/SIPA

"Alain Finkielkraut", afferma il New York Times che gli dedica uno dei suoi Ritratti del sabato, "è l'intellettuale che gran parte della sinistra francese ama odiare". Una giovane musulmana gli ha perfino urlato di tacere nel corso di uno show televisivo. Infatti molti temono che il filosofo francese - il cui nome si pronuncia Finkielkrò - sia fautore di un "razzismo strisciante". 

Eppure non è così. Finkielkraut è un critico accorato del multiculturalismo, inteso come approccio della classe politica francese a molteplici problemi: non solo l'integrazione dei musulmani, ma anche la tenuta culturale ed educativa del sistema scolastico francese e la parità tra uomo e donna

Un suo libro recente, molto letto anche negli Usa, è L'identità infelice. In esso il filosofo, che discende da una famiglia di immigrati ebrei dalla Polonia, traccia le sue radici che sono nella sinistra e nell'esperienza del Sessantotto, e non nei pensatori dell'estrema destra come Maurras e Barrès, a cui è spesso a torto accomunato. 

Finkielkraut esprime poi alcune preoccupazioni, già citate, e alcuni rimpianti, tra cui quello di una società basata su rapporti cavallereschi tra uomo e donna. Non tutto è così semplice, naturalmente. La società parigina ha visto anche donne come la celebre Marchesa di Meurteuil di Choderlos de la Clos, che sceglievano la via dell'intrigo proprio perché mancanti di una vera partecipazione alle decisioni politiche. È vero che spesso, nelle banlieue non si vedono più donne, e si crea un inquietante dominio maschile. Tuttavia non è così in tutti i Paesi musulmani. In Francia molti islamici vivono reali situazioni di discriminazione - ad esempio un giornalista di Le Monde con un cognome arabo aveva raccontato qualche tempo fa la sua odissea quando cercava di reperire informazioni. Spesso le persone che contattava chiamavano il giornale chiedendo veramente se "quel musulmano" facesse parte del suo staff. 

Detto questo, il filosofo dice cose assai più interessanti e colte degli slogan a cui ci hanno ormai abituato i talk show. Non per niente, pur continuando a insegnare nei licei francesi, è membro dell'Accademia francese e ha insegnato per decenni negli Stati Uniti. Tiene un programma radio, Répliques, contro la deturpazione della lingua francese, e con ciò cerca di rendere un servizio alle capacità critiche e alla cultura, non certo ai programmi degli estremisti. La sua visibilità forse gli nuoce, ma coglie un umore diffuso tra i francesi spaventati dagli attentati e anche dal fatto che un numero crescente di ebrei non vuole più vivere in Francia, che ne ospitava una grande comunità, formata da 500.000 persone ben integrate. 

Se nei primi anni Finkielkraut ricercava una sorta di armonia sociale, ora è diventato pessimista, a causa soprattutto delle violenze che si sono registrate. Secondo lui, che rifiuta di essere inserito nel novero dei sostenitori del Front National, "la Francia si sta disintegrando. Fino a poco tempo fa riusciva bene a integrare i suoi immigrati, ma oggi in luogo dell'armonia prevale l'odio". Una tendenza che purtroppo esiste, soprattutto su Internet, anche in altri Paesi. Si pensi ai risultati delle ultime elezioni in Germania. 

Lo studioso Pierre Nora ha descritto questo pensatore come uno che si muove "su quella frontiera fragile e porosa tra il sano buonsenso e quelle che sono argomentazioni leggermente capziose". Su questa frontiera si trova spesso chiunque è chiamato a riflettere, o ad agire, su fenomeni molto complessi come quelli della società attuale. Speriamo quindi che ci sia maggior rispetto e volontà di documentarsi nei confronti di chi si spende in prima persona per discuterne. 

Carolina Figini, Redazione Gariwo

15 marzo 2016

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La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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