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"Dar vita alla memoria anche a Varsavia"

intervista a Konstanty Gebert

Konstanty Gebert, giornalista e attivista ebreo polacco, è stato uno dei principali organizzatori della cosiddetta Università Volante, istituto clandestino di istruzione durante il comunismo, e membro del sindacato Solidarnosc. Nel 1989 è uno dei giornalisti accreditati presenti alla Tavola Rotonda polacca. Corrispondente durante la guerra in Jugoslavia per il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza, è stato nei primi anni novanta consulente di Tadeusz Mazowiecki, allora relatore speciale della Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. È, insieme al compianto Marek Edelman, la figura più rilevante della memoria ebraica in Polonia. Vi proponiamo l'intervista a Gebert realizzata da Annalia Guglielmi, collaboratrice di Gariwo.


Il 5 giugno sarà inaugurato a Varsavia il Giardino Universale dei Giusti, nato grazie alla collaborazione tra Gariwo e la Casa di Incontri con la Storia di Varsavia. Per lei che valore ha un Giardino dei Giusti nella capitale polacca?

Mi sembra di fondamentale importanza il fatto che quel movimento dei Giardini dei Giusti che io sostengo con grande convinzione, perché trovo che sia un modo per dar vita alla memoria - centrale per la riflessione europea - sia arrivato anche a Varsavia, il luogo degli orrori più grandi di cui la nostra razza si sia resa capace, ma anche di alcuni momenti di altissima nobiltà. E per noi in Polonia l'idea dei Giusti ha un valore fondamentale non soltanto a livello etico, come ovunque, ma anche a livello pratico, cioè: l'esistenza dei Giusti è uno di quegli elementi che ci fanno pensare che forse c'è una speranza per l'avvenire, quindi sono molto felice e molto onorato di aver potuto partecipare a questa iniziativa.

La comunità ebraica come ha accolto questa proposta?

Non ci sono state reazioni particolari dentro la comunità ebraica. Mi sembra che l'idea che i Giusti vengano onorati sia già abbastanza evidente e dunque non dovrebbe generare dissensi. Ovviamente c'è sempre la paura che aumentando la quantità e i criteri dei Giusti riconosciuti si  diluisca il carattere specifico di quelli che hanno salvato gli ebrei durante la Shoah, ma visto che chi porta avanti questa iniziativa dei Giardini dei Giusti fa degli sforzi immensi per dimostrare che questa paura non ha alcun fondamento e che non si tratta di banalizzare i Giusti fra le Nazioni, ma di dimostrare che si può essere Giusto in  forme diverse - che però hanno tra di loro un legame comune - direi che non c’è motivo di preoccuparsi. È per questo forse che la Comunità ebraica di Varsavia  non ha avuto grandi reazioni di dissenso, anzi ci ha dato il suo appoggio: il Rabbino Capo fa parte del Comitato per il Giardino e speriamo che sia presente all'inaugurazione. Insomma sembra un'idea abbastanza limpida.  

Lei fa parte del Comitato per il Giardino dei Giusti di Varsavia fin dall'inizio. Quali sono i criteri secondo cui vengono scelte le persone da ricordare?

Come sempre - e mi immagino sia accaduto così anche per gli altri Giardini - la questione di formalizzare questi criteri è di grande importanza. Nei nostri dibattiti in un certo senso prima ci siamo messi d'accordo sulle persone da commemorare e poi abbiamo iniziato a pensare ai criteri. Immagino che la stessa cosa sia accaduta per gli altri Giardini. Ci sono delle attitudini di reazione davanti alla sofferenza, alla violenza, alla menzogna che vanno onorate, che bisogna individuare e trasmettere alle nuove generazioni. La teorizzazione in certo senso viene dopo e, ovviamente, non è senza importanza: quindi abbiamo cercato un equilibrio tra quanti hanno resistito a tale o talaltro sistema totalitario, tra l'Europa e il resto del mondo, tra uomini e donne, ma è stato un passo successivo, prima abbiamo fatto una lista delle persone su cui ci siamo trovati d'accordo immediatamente. Per noi era ovvio che questi uomini e queste donne fossero Giusti e dovessero essere commemorati; soltanto dopo abbiamo provato a trarre dei criteri generali.

Il valore universale di questo Giardino proprio a Varsavia che significato può avere per i giovani e in particolare per i giovani polacchi oggi?

Questo è da vedere.  Dicevo spesso, soprattutto quando parlavo con amici americani, che una delle differenze tra la Polonia e gli Stati Uniti sta in questo: quando in America si dice "questa è storia" significa che una cosa è senza importanza, da noi quando si dice "questa è STORIA"  significa che è di primaria importanza. Negli ultimi venticinque anni la Polonia si è un po' emancipata da questo peso della storia: in un certo senso siamo scappati dalla maledizione storica che per secoli ciclicamente distruggeva il Paese, o per la posizione geografica sbagliata, o per il periodo storico sbagliato, etc. Diciamo che i polacchi si sono presi il piacere di dimenticare la Storia. Ma proprio in questi giorni la Storia sta tornando in Europa con la sua faccia peggiore, come in Ucraina e in certi risultati inquietanti delle elezioni europee. In questo periodo di “troublement des valeurs” un meccanismo di salvataggio è guardare che cosa facevano le persone che ci hanno preceduto in situazioni di crisi dei valori, quando non si sapeva come comportarsi. C'è una bellissima frase di Wladyslaw Bartoszewski, che forse è una citazione del poeta Slominski:  "In caso di dubbio, comportati in modo decente". In un certo senso le prime sei persone che abbiamo scelto per il nostro Giardino hanno percorso la stessa strada: in caso di dubbio, e ce n’erano di dubbi, si sono comportate in modo decente. Immagino che questo possa avere una rilevanza per i giovani di oggi, perché sembra che il tempo in cui si poteva vivere senza fare grandi scelte stia per finire. Allora bisogna vedere come si sono comportate le persone che sono venute prima di noi, quando avevano la nostra età e i nostri problemi, e questo può essere un punto di riferimento.

Che cosa significa oggi raccogliere l'eredità dei Giusti?

È una cosa di una praticità tutta elementare. Ancora dieci anni fa si poteva pensare che l'eredità dei Giusti fosse una componente della riflessione sui valori umani e il comportamento da scegliere, quindi di un dibattito teorico, accademico. Invece ora no, mi sembra che di nuovo oggi si presenti la necessità di una presa di posizione quotidiana e per questo i Giusti sono tanto importanti. Quando guardiamo alle loro storie vediamo che erano tutte persone come noi, che però nel quotidiano si sono dovute confrontare con delle scelte e le hanno prese. C'è una grande differenza tra idoli e eroi. Un idolo è quello che tu non potrai mai essere, dimostra la sua superiorità, la sua perfezione e a te rimane solo il compito di onorarlo con il culto, mentre l'eroe è colui che anche tu puoi essere, se lo desideri e ti impegni. Direi che è questo il messaggio dei Giusti - o come è detto nel Pirkei Avot, il trattato etico del Talmud - in un posto dove non ci sono uomini sii tu l'uomo e in più c'è una massima famosa che dice "non è tua responsabilità fare il lavoro tutto intero, ma non puoi rifiutarti di fare la parte che ti spetta". I Giusti hanno fatto la loro parte e questo ci obbliga a fare la nostra. 

Il 4 giugno ricorre il venticinquesimo anniversario della elezioni del 1989 che portarono poi alla caduta del comunismo. Il Giardino dei Giusti di Varsavia sarà inaugurato il giorno dopo. È stata una scelta intenzionale e perché?

Assolutamente intenzionale. È intenzionale perché il 4 giugno da un certo punto di vista fa parte dell'eredità dei Giusti - tra l'altro uno dei Giusti che ricorderemo quest'anno è Tadeusz Mazowiecki, che è stato uno dei grandi artefici della vittoria del 4 giugno. Ma c'è anche un significato più profondo ed è una considerazione etica: chi ha visto l'89 perde per sempre il diritto morale di essere pessimista, perché quello che è accaduto allora sembrava impossibile: il comunismo che crolla senza spargere una goccia di sangue? L'Unione Sovietica che dice "scusi" e se ne va? Ma figuriamoci! Se un anno prima dell'89 qualcuno  me lo avesse detto, avrei riso. 
Per questo, noi che l'abbiamo visto, noi che in qualche modo abbiamo pure contribuito a quegli eventi, non abbiamo più il diritto di dire a qualcun altro "non funzionerà, non avete nessuna possibilità di farcela". Abbiamo partecipato a un miracolo, qualcosa che è stato realizzato da mani umane, dalle mani dei Giusti, e che ci trasmette un'eredità da cui non possiamo più prescindere. 

a cura di Annalia Guglielmi, collaboratrice di Gariwo

3 giugno 2014

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