English version | Cerca nel sito:

"Guardiamoci da amici anche se ci incontriamo per un attimo"

l'intervento di Liliana Segre

C’è una grande musica in questa piazza. Il tempio della musica oggi è all’aperto. E non fa nemmeno freddo perché tutti siamo qui per parlare di amore e non di odio.

Lasciamo l’odio agli anonimi della tastiera, e invece guardiamoci da amici anche se ci incontriamo solo per un attimo.

La poesia Agli amici di Primo Levi spiega come anche l’incontro di un attimo possa lasciare un ricordo per sempre. È empatia, è scelta di accogliere l’altro per quello che è e non solo per quello che noi vorremmo che fosse.

Io ho conosciuto l’odio, ho conosciuto cosa vuol dire diventare un rifiuto di quella società civile alla quale credevo di appartenere. Ho sentito le parole dell’odio, odiose e insultanti, e poi ho visto con i miei occhi la messa in opera del programma feroce preparato dall’odio.
Più tardi, quando ho trovato la forza di raccontare, guardavo e guardo ancora adesso gli occhi dei giovani che mi ascoltano e spero molto in loro, future candele della memoria, e stasera non da nonna come mi presento di solito nelle scuole, ma da madre, guardo negli occhi tutti questi meravigliosi figli con la fascia tricolore e tutti i semplici, straordinari cittadini che sono venuti qui per gridare “basta odio, parliamo d’amore”.

Voi sindaci, tra le mille difficoltà della vostra carica - mezzi limitati, decine di richieste pressanti di persone con mille problemi economici, familiari e sociali che sboccano spesso fatalmente nel bisogno di incolpare qualcuno, di odiare - voi avete una missione molto difficile, e apprezzo tantissimo che abbiate voluto lasciare per qualche ora i vostri compiti per questa stupenda manifestazione. 
Il vostro impegno può essere decisivo anche nella trasmissione della memoria. Nell’Italia degli 8mila Comuni c’è un giacimento straordinario rappresentato dalla storia delle nostre comunità, una storia che non potrà più essere tramandata da noi testimoni ma che resta legata agli uomini, ai nomi, ai nomi delle vie, alle lapidi, alle rare vestigia ebraiche, alle pietre d’inciampo, ai monumenti, ai musei e agli istituti storici, alle celebrazioni delle ricorrenze nazionali e cittadine.

Sta a voi, alla sensibilità delle amministrazioni comunali, fare in modo che questo giacimento non venga abbandonato e che quelli che possono apparire ripetitivi rituali e fredde lastre di pietra si trasformino invece in occasioni antiretoriche per rinnovare quel patto tra le generazioni che è la memoria di ciò che è stato.
Perché l’odio si combatte anche tenendo viva una memoria condivisa delle tragedie che le generazioni passate hanno patito proprio a causa della predicazione dell’odio e dell’oblio della nostra storia che passa il messaggio dell’indifferenza. Stasera non c’è indifferenza, ma c’è un’atmosfera di festa. 

Cancelliamo tutti insieme le parole odio e indifferenza, e abbracciamoci in una catena umana che trovi empatia e amore nel profondo del nostro essere, uomini e donne giusti, forti e liberi nelle loro scelte di vita.

Liliana Segre

11 dicembre 2019

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google.

Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

leggi tutto