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"I Giusti, la normalità che si ribella al male"

Intervista a Milena Santerini

“Il Parlamento Europeo, il 10 maggio 2012, dichiarava il suo sostegno all’istituzione di una Giornata europea in memoria dei Giusti, il 6 marzo di ogni anno, per ricordare coloro che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l’umanità e ai totalitarismi.
Anche il nostro Paese, dal cui invito è nata l’iniziativa, non può esimersi dal commemorare ufficialmente con una Giornata in memoria dei Giusti dell’umanità coloro che, nel corso della storia, si sono distinti per avere avuto la forza di difendere i diritti umani e l’amore per la verità, anche nelle circostanze più difficili e disumane, sapendo contrastare con coraggio le ingiustizie”.

Si apre così la proposta di legge per l’istituzione della Giornata in memoria dei Giusti dell’umanità, calendarizzata nella Commissione Affari Costituzionali giovedì 8 settembre. Ne abbiamo parlato con Milena Santerini, presidente dell’Alleanza parlamentare contro odio e razzismo del Consiglio d’Europa e promotrice della proposta di legge.

Quali sono i tempi e i prossimi passaggi necessari per l’approvazione della legge?

Da mesi stavamo aspettando la calendarizzazione della legge nella Prima Commissione, cioè la Commissione Affari Costituzionali. Il provvedimento ha raccolto molti consensi, è stato firmato da deputati di tutti i partiti politici; tuttavia è stato faticoso trovare uno spazio nel lavoro della Commissione, a causa del grande numero di provvedimenti in programma.
La calendarizzazione è l’inizio di un percorso, vuol dire che si inizia a discutere un progetto di legge. A questo seguiranno altri passaggi, come la discussione tra i membri della Commissione, eventuali audizioni, un eventuale comitato ristretto per deliberare sul testo e poi, in caso di approvazione da parte della Commissione, la nomina di un relatore e il trasferimento del procedimento in aula.

Sono molto ottimista circa i tempi della Commissione, dal momento che è già avvenuta la calendarizzazione, e spero davvero che nonostante i provvedimenti in calendario ci sarà spazio per discuterne anche in aula.

Dopo l’approvazione nel 2012 della Giornata europea dei Giusti, cosa significa per l’Italia istituire a livello nazionale una Giornata in memoria dei Giusti? Che segnale può dare il nostro Paese con questo provvedimento?

È un segnale importantissimo, specialmente in un momento in cui nel mondo crescono odio, terrorismo, radicalismo… Porre l’attenzione non sul “nemico”, ma sulla responsabilità personale, è fondamentale per spezzare questo circolo vizioso della violenza.
Questa legge ha quindi un fortissimo valore culturale e morale, è un richiamo al Bene attraverso la Storia e le storie, anche attuali.

Centrali nella legge sono le scuole e le iniziative rivolte ai giovani. Qual è quindi il ruolo dell’educazione - e della memoria - in questo percorso?

Se l’istituzione della Giornata in quanto tale non basta - sappiamo che la retorica della memoria rischia, col tempo, di diventare corrosiva - è però chiaro che le storie dei Giusti sono una fonte inesauribile di racconto sul Bene. Di fronte a una storia piena di episodi di Male, dobbiamo quindi chiedere all’istruzione - alle scuole in particolare appunto - di attingere non solo dal passato, ma anche dall’attualità, per far emergere quelle risorse nascoste della Storia, della società, che sono sotterranee e di cui i Giusti sono portatori.

Nel testo del progetto di legge si legge che “il coraggio di un uomo solo può fare la differenza tra il bene e il male”. Di fronte alle sfide del nostro tempo, come può aiutarci l’esempio dei Giusti?

I Giusti sono esempi di coraggio, di normalità che si ribella al male, rappresentano un anticonformismo, un non cedere alla rassegnazione e all’idea che la violenza sia ovunque. Questo è particolarmente importante oggi, quando il terrorismo islamico con la sua crudeltà ci ha un po’ riportato all’idea di violenza primitiva, impossibile da eliminare. I Giusti, gli esempi positivi di resistenza civile e morale, dimostrano che è sempre possibile scegliere il bene, ci danno speranza nell’umanità.

La legge sull’istituzione della Giornata in memoria dei Giusti richiama anche a “porre in atto tutte le misure possibili per la prevenzione dei genocidi”. Si tratta di un richiamo ripetuto numerose volte dopo la Seconda guerra mondiale, che è purtroppo rimasto spesso inascoltato. Esistono misure efficaci e attuabili nel breve periodo per arrivare a una reale prevenzione dei genocidi?

Ogni nuovo genocidio, purtroppo, ci fa temere che l’educazione e ogni altra iniziativa in senso preventivo siano state inutili. Tuttavia, io non credo che sia realmente così.
Ci sono state, e ci sono, voci che mettono in guardia dal ripetere gli errori del passato - voci che attingono alla Shoah, al genocidio armeno, al Rwanda, al Darfur… Il problema è la politica che non ascolta queste voci, facendo prevalere considerazioni di realpolitik o interessi economici.

Alla luce di tutto questo, chi sono secondo lei i “Giusti del nostro tempo”?

Sono tutti coloro che non cedono all’odio. Io mi occupo dell’Alleanza parlamentare contro l’odio del Consiglio d’Europa, un gruppo di parlamentari che combattono intolleranza, razzismo, antisemitismo. Mi sento quindi di affermare che i Giusti non cedono all’odio, non ritengono che sia inevitabile. Penso alle figure che anche Gariwo ricorda, a chi ha lottato durante le primavere arabe, o si pone come argine al fondamentalismo, o ancora soccorre i migranti nel Mediterraneo…
Così come durante la Shoah c’era chi falsificava i documenti per gli ebrei o salvava vite dalla persecuzione, anche oggi, seppure in modo diverso, i Giusti ci ricordano che anche nei momenti più bui della storia abbiamo sempre la possibilità di scegliere il bene. 

Martina Landi, Redazione Gariwo

12 settembre 2016

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ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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