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I Giusti sono la speranza in un mondo migliore

intervista al giornalista Francesco Bigazzi

Il giornalista Francesco Bigazzi, che da anni si occupa del comunismo, riflette sull'approvazione della Giornata Europea dei Giusti


Bigazzi e Gariwo stanno lavorando per pubblicare tutti i nomi delle vittime italiane del Gulag.

Che senso ha l’istituzione della Giornata europea dei Giusti in un momento di crisi per l’Europa?

L'istituzione della Giornata europea dei Giusti ha una importanza enorme per l'Europa. È importantissima la rapidità con cui è stato raggiunto questo successo. È ancora più importante la straordinaria adesione da parte della stragrande maggioranza delle forze politiche presenti oggi nel "Vecchio Continente". Proprio nei momenti di crisi l'Europa so ritrovare lo slancio per difendere i principi fondamentali che sono alla base della sua civiltà. Mai come oggi c'è bisogno di giustizia, di chi, a prescindere dalla situazione e dal contesto in cui si trova, vuole essre un "giusto".


La grande novità di questa risoluzione è il fatto che estende il concetto di “Giusto” dalla Shoah a tutti i genocidi. Cosa significa questo oggi?


È bello, per il "giusto", avere da oggi la consapevolezza che ci sarà sempre qualcuno che non dimenticherà il suo gesto. Il genocidio è il male assoluto: si scoprono in continuazione vecchi genocidi che regimi disumani erano riusciti a cancellare dalla storia; non mancano purtroppo le notizie di sempre nuovi genocidi che assumono forme diverse, ma non meno mostruose. I "giusti" dei vecchi e dei nuovi genocidi stanno li a dimostrare che l'umanità non è stata sconfitta del tutto.


Chi sono i Giusti oggi? 

I "giusti" oggi sono la speranza in un mondo migliore, ma anche la testimonianza che l'uomo, anche nelle situazioni più tremende può lottare contro il male.

22 maggio 2012

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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