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​I non sottomessi

nuovo libro di Tzvetan Todorov

Tzvetan Todorov

Tzvetan Todorov Wikipedia

Tzvetan Todorov sta uscendo nelle librerie francesi con il suo nuovo libro, Insoumis, "coloro che non si sottomettono". In esso presenta otto figure, da Etty Hillesum a Nelson Mandela, da Aleksandr Solzenycin a Edward Snowden, che hanno condotto proteste solitarie contro i regimi più spietati o anche in democrazia, contro diktat che ritenevano moralmente ingiusti.

Todorov ha spiegato a Libération che le loro proteste sono molto diverse fra loro. Per esempio, in democrazia è possibile lottare contro una stortura appoggiandosi su una legge, cosa che in un’occupazione militare o in una dittatura risulta quasi impossibile. 

Tuttavia queste figure hanno diversi punti in comune. Ad esempio hanno rifiutato di combattere il male secondo la logica di individuare nell'altro un nemico. Perfino nel campo di transito che l’avrebbe condotta ad Auschwitz, Etty Hillesum rifiutava ogni forma di odio verso i nazisti. 

Nelle dittature, compresa quella comunista dove Todorov è vissuto nei primi anni, in Bulgaria, - lo ha ricordato lui stesso su Le Monde - è tipico pensare che la società totalitaria sia diretta verso una perfezione, e tutti coloro che vi si oppongono o la criticano siano dei "nemici" che vogliono infangare questa utopia di felicità. 

I "non sottomessi" tuttavia non ci stanno e denunciano le opacità, i compromessi e perfino i delitti che vengono compiuti dal totalitarismo o da forze che negano i diritti anche all'interno delle democrazie. Oltre che da questo atteggiamento tali persone sono contraddistinte da una straordinaria lucidità, per cui la morale, nella quale le azioni si giudicano dalle intenzioni, non viene mai confusa con la politica, dove si giudicano dal risultato. È per questo che la loro lotta ha un senso non solo contro i totalitarismi e i genocidi del passato, ma anche oggi che constatiamo alcune delle peggiori conseguenze degli interventi americani in Iraq (2003) e in varie parti del mondo. 

Da questo punto di vista Todorov sembra vicino a Noam Chomsky, che aveva dedicato proprio un saggio, Il nuovo umanitarismo militare, alle “crociate atee”, se così si possono chiamare le guerre combattute in base a valori anti-islamici prima dai sovietici e poi dallo stesso Occidente. 

Quello di oggi quindi è un Todorov polemico, anche comprensibilmente visto il 2015 orribile della Francia, che era cominciato proprio con la pubblicazione di un numero di Charlie Hebdo critico nei confronti della creatura letteraria di Michel Houllebeck intitolata “Sottomissione”. 

È però anche un Todorov consapevole, che si rende conto che “la società sarebbe poco vivibile se tutti si sottomettessero solo alla propria morale. La disobbedienza civile, che comporta la violazione di alcune leggi in nome di valori non negoziabili quali la dignità umana, la libertà e così via, deve restare un fatto isolato, e chi sceglie questa via deve essere consapevole che il suo gesto avrà conseguenze”, ha dichiarato lo scrittore in un’intervista alla rivista Hebdo

La tematica del libro è affine a quella del resistente, e per Todorov “la persona non sottomessa e il resistente sono due tempi dello stesso movimento: uno negativo, il rigettare un’imposizione, e uno più positivo, affermativo di un principio”. 

Secondo la Giusta francese Germaine Tillion, cui è dedicato un capitolo di Insoumis, questi due momenti si incontrano, a un certo punto. Infatti la donna diceva: “Per me resistere vuol dire dire di no, ma a me succede che quando dico di no affermo anche qualcosa”. 

La tendenza a dire di sì quando gli altri lo dicono, e perciò a conformarsi, tuttavia prevale tra le persone, osserva l’intellettuale. “Ci vorrebbe un’energia infinita”, infatti, per ricercare sempre la verità al di là dei comportamenti raccomandati dai grandi media, delle decisioni del governo, della situazione in cui ci si trova – molti dei personaggi del suo libro sono stati reclusi in carcere, nel gulag o nel campo di concentramento nazista. 

Qui, queste persone ordinarie e a volte anche imperfette (“Mandela era il primo a non voler essere considerato un santo, la Tillion era molto schietta e irriverente nel parlare, e nel lager fece una cosa che non ci si sarebbe aspettata in condizioni simili, ovvero riportò alla luce le canzoni della sua infanzia”) hanno saputo compiere gesti straordinari a partire dalla quotidianità. Todorov invita a non dimenticare che il primo passo di Mandela fu di riconoscere l’umanità nei guardiani della prigione dov’era rinchiuso. Questa scelta in un certo senso, in determinate situazioni si impone, ed è per questo che bisogna conoscere questi esempi di persone “non sottomesse”, “resistenti” e in alcuni casi perfino “Giuste”. 

Carolina Figini, Redazione Gariwo

7 gennaio 2016

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