English version | Cerca nel sito:

Il diario di Renia

l'Anna Frank polacca

In questi giorni sono state pubblicate in inglese le memorie degli ultimi tre anni di vita della giovane ebrea di origini polacche Renia Spiegel, vittima della Shoah e uccisa a colpi d’arma da fuoco dai nazisti appena due mesi dopo aver compiuto 18 anni, il 31 luglio del 1942. Con il titolo “Renia’s Diary: A Young Girl’s Life in the Shadow of the Holocaust " (Il diario di Renia: la vita di una giovane donna all’ombra dell’Olocausto), le memorie sono uscite in 13 Peasi tra cui Gran Bretagna, Germania, Russia e Stati Uniti.

Renia, nata il 18 giugno del 1924, viveva a Przemysl, città di 70 mila abitanti, quasi la metà ebrei, nel sud-est della Polonia, zona sotto l’occupazione sovietica fino al 1941, anno dell’invasione nazista.
Il diario, di quasi 700 pagine, composto da sette quaderni scolastici cuciti insieme, inizia il 31 gennaio del 1939, pochi mesi prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale, quando la giovane aveva 15 anni. Racconta la fuga dai bombardamenti nella sua città natale, la scomparsa di altre famiglie ebraiche e l’arrivo nel ghetto, insieme ad altri 24mila ebrei, ma anche le giornate all’apparenza più serene, in cui riusciva a frequentare la scuola, le amicizie e il profondo sentimento provato per Zygmunt Schwarzer, giovane figlio di un importante medico ebreo, che cercherà invano di salvarla.
Con la guerra e il trasferimento della madre a Varsavia, chiamata a lavorare in un albergo perché conosceva il tedesco, Renia e la sorella Ariana restano con i nonni a Przemysl, nella parte di territorio controllata dai russi, che con l’arrivo dei tedeschi si trasformerà in un gigantesco ghetto.
Schwarzer fa evadere segretamente la ragazza dal ghetto e nasconde lei e i suoi genitori nella soffitta della casa di suo zio per aiutarli a evitare la deportazione nei campi di concentramento. Successivamente un informatore anonimo riferisce del nascondiglio alla polizia nazista, che giustizia la diciottenne insieme ai genitori di Schwarzer, per strada il 31 luglio 1942.
È proprio Schwarzer a scrivere le ultime, agghiaccianti, parole del diario, dopo averlo preso con sè: «Tre colpi! Tre vite perse! Tutto ciò che sento sono i colpi, i colpi».
Viene deportato ad Auschwitz, ma miracolosamente sopravvive agli orrori dell'Olocausto e si trasferisce negli Stati Uniti. Qui, nel 1950 restituisce il diario alla sorella di Renia, che insieme alla madre Róża era riuscita a fuggire a New York. Tuttavia quelle pagine sono troppo dolorose da leggere e il diario, per quasi 70 anni, rimane chiuso nel caveau di una banca di New York. Solo nel 2016, la figlia Alexandra Bellak, nipote di Renia, decide che era giunto il momento di rendere pubblico il diario della zia, facendolo pubblicare da un piccolo editore polacco.
Viene poi tradotto in inglese per permettere al mondo di conoscere la drammatica cronaca degli ultimi anni della vita di Renia Spiegel.
Il diario è anche il soggetto di un film documentario diretto da Tomasz Magierski dal titolo Broken Dreams. Il film è stato presentato in anteprima alle Nazioni Unite a New York come parte del programma di commemorazione dell’Olocausto.

Per la sua chiarezza stilistica, l'opera è già stata paragonata al diario della giovane ebrea tedesca Anna Frank, e Renia è stata subito ribattezzata come “l'Anna Frank polacca”.
Secondo Frediano Sessi, massimo esperto italiano dell’opera di Anna Frank, tuttavia, il paragone tra le due vicende non è credibile, sia per le differenti condizioni dell’ultima fase di vita delle giovani che per lo scarto temporale: Renia infatti rimase solo pochi giorni nel ghetto, senza tra l’altro avere piena consapevolezza di quello che succedesse agli ebrei.
Ciò non toglie che il diario di Renia rappresenti un importantissimo documento storico, unico nel suo genere in quanto cronaca di due regimi totalitari: quello sovietico e quello nazista.

3 ottobre 2019

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

leggi tutto

Multimedia

Fumetto e Memoria, I Giusti parlano ai giovani

l'iniziativa di Gariwo per la Giornata della Memoria 2016

La storia

Willy Brandt

il Cancelliere tedesco che si inginocchiò al Memoriale della Shoah di Varsavia