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Il Giorno dell'unità tedesca nel 2016

una retropia, come scrive Zygmunt Bauman?

La notte tra 2 e 3 ottobre 1990 bandiere "dell'unità tedesca" davanti al Reichstag

La notte tra 2 e 3 ottobre 1990 bandiere "dell'unità tedesca" davanti al Reichstag Bundesarchiv, Bild 183-1990-1003-400 / Grimm, Peer / CC-BY-SA 3.0

Il 3 ottobre celebra l'anniversario della riunificazione tra la Repubblica Federale Tedesca e la Repubblica Democratica Tedesca, che avvenne 26 anni fa. Lo smembramento della Germania, voluto dopo la Seconda guerra mondiale per punire la nazione responsabile delle aggressioni naziste e della Shoah, con il tempo era stata vista come superabile, anche in nome della lotta al totalitarismo che molti dissidenti compivano nell'Est europeo. 

Oggigiorno questa festa è vissuta contraddittoriamente dai tedeschi, specialmente in anni come questo, dove per una sovrapposizione di date il Giorno dell'Unità Tedesca è stato incorporato, per così dire, nell'Oktoberfest, di cui ha costituito la data conclusiva. 

Alcuni giornali tedeschi, soprattutto la Zeit, si sono chiesti se il 3 ottobre come "festa di popolo", con tanto di turisti e di costumi tradizionali bavaresi, non rischi di dare della Germania un'immagine stereotipata, lontana dal ruolo che il Paese ha assunto nella difesa del sistema democratico, e hanno invece auspicato che tale data sia un giorno di riflessione per i tedeschi. Si è perfino scomodato Zygmunt Bauman, con la sua critica alle "retropie", sorta di utopie passatiste e retrograde. 

Certamente il Giorno dell'Unità tedesca 2016 arriva in un periodo in cui l'estremismo, la xenofobia e perfino il neonazismo riaffiorano non solo nelle oltre 200 aggressioni all'anno ai centri per migranti, ma anche purtroppo nel dibattito pubblico, con partiti come Afd che a tratti rispolverano il linguaggio violento della propaganda nazionalsocialista. 

Proprio nei giorni precedenti questa grande occasione di chiedersi che cosa è "umano", prima che tedesco, straniero o di altre nazionalità e culture, c'è stato un caso molto inquietante di aggressione a un sindaco di un paesino dello Schleswig Holstein, Oersdorf.

Joachim Kebschull, questo il nome del borgomastro, aveva appena fatto scrivere sul sito Web del Comune che erano state allestite alcune abitazioni per i migranti. quando è stato preso a bastonate in testa, il 30 settembre scorso. Ha perso conoscenza ed è stato sottoposto a ricovero, quindi ha rivelato di avere ricevuto minacce di morte per molto tempo, per il suo impegno per i migranti. Il sindaco non le avrebbe rese pubbliche, ma avrebbe continuato ad adoperarsi lontano dai riflettori per gestire l'emergenza profughi nel suo comune.

I colpevoli non sono stati ancora individuati, ma le loro minacce, "chi non ascolta dovrà sentire" e "Oersdorf ai suoi abitanti", fanno intuire il movente xenofobo. Si spera che atti simili non rappresentino un'escalation della violenza da livello di scontri di piazza a quello di aggressioni a membri delle istituzioni e modalità di svolgimento violente del confronto politico, soprattutto in un momento in cui il ruolo della Germania, nella questione migranti e non solo, appare decisivo per le prospettive future dell'Unione Europea. 

6 ottobre 2016

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