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"Il mio impegno in Parlamento per la legge sui Giusti"

intervista a Emanuele Fiano

“Il ricordo dei Giusti richiama ognuno di noi all’impegno verso la democrazia, alla lotta contro il razzismo e l’intolleranza, ad avversare ogni forma di prevaricazione dell’uomo sull’uomo. Dedicare un giorno a tutti i Giusti dell’umanità significa mantenere vivo il loro esempio e tramandare alle nuove generazioni i valori più alti della cultura italiana ed europea”.
La proposta di legge per l’istituzione in Italia di una Giornata in memoria dei Giusti, presentata il 30 gennaio 2014, è ora in discussione nella Commissione Affari Costituzionali.

Ne abbiamo parlato con Emanuele Fiano, deputato e relatore della legge nella Prima Commissione.

Come si sta muovendo la Commissione Affari Costituzionali sulla proposta di legge per l’istituzione di una Giornata in memoria dei Giusti? Quali sono i prossimi passi che dobbiamo aspettarci?

In quanto relatore, durante la prima seduta ho esposto ai colleghi della Prima Commissione il contenuto della proposta di legge. Il testo viene poi calendarizzato per l’inizio della discussione libera di ogni membro della Commissione - che in questo caso non credo sarà molto lunga.
Dopo la discussione si avrà la possibilità di presentare emendamenti, che poi dovranno essere votati, e poi i capigruppo della Camera dovranno calendarizzare una data per portare in aula il provvedimento così come licenziato dalla Commissione.

La proposta di legge è stata firmata da membri di tutti i partiti politici. Pensa che ci possa essere un’unità politica su questo provvedimento?

Penso di sì. I problemi sono i tempi molto stretti, perché il Parlamento ha tante altre questioni in calendario. Bisogna arrivare prima che cominci la discussione sulla stabilità. Diciamo quindi che entro ottobre bisognerebbe concluderla, perché poi si entra nella fase della legge di bilancio che non prevede la possibilità di concentrarsi su altre cose.

Cosa significa per lei e per il Partito Democratico sostenere questa legge?

A sostenere questo provvedimento sono io, che per primo insieme a Gabriele Nissim , quando ero consigliere comunale a Milano, ho sostenuto la creazione del Giardino dei Giusti al Monte Stella.
In Commissione ho cercato di spiegare esattamente il meccanismo culturale che trasforma il ricordo della violenza e della morte in una proposta di figure positive nel campo dei crimini contro l’umanità, e credo che questo sarà un progetto condiviso. Forse ci saranno delle critiche – non del PD – da parte di chi ritiene che in Italia ci siano troppe giornate dedicate a qualcosa. Questa è anche una critica corretta, ma nel merito dell’importanza di una Giornata dei Giusti saranno tutti d’accordo…

Se da un lato è vero che in Italia ci sono tantissime Giornate dedicate alla memoria e al ricordo, è importante ricordare anche che il nostro Paese è uno dei più impegnati nelle attività per celebrare il Giorno della Memoria. Dopo l’istituzione della Giornata dei Giusti a livello europeo, cosa significa che sia l’Italia il primo Paese a creare questa ricorrenza anche a livello nazionale?

Credo che sia uno sforzo positivo di trasformare la cultura del ricordo… Non dimenticare la violenza subita da tutti coloro che furono oggetto di violenza da parte dei nazisti e dei fascisti è un dovere, ma trasformare per le future generazioni il ricordo anche in un’azione positiva può essere elemento di arricchimento in grado di perseverare e rafforzare la memoria. 
Inoltre, una narrazione fatta di esempi positivi è probabilmente più ben accolta. Il rischio dei giorni della memoria è che possano esaurirsi in funzioni a volte troppo retoriche - anche se io penso che si possa fare memoria in modo molto attivo -, ma credo che legarli anche alla celebrazione e al ricordo di azioni e figure positive che dimostrino la virtù soggettiva di chi nella storia ha preso un percorso diverso dal mainstream della violenza e di quel crimine contro l’umanità in mezzo al quale si trovava, produca un meccanismo utile nella memoria per ricordare la storia in un diverso modo.

Alla luce delle sfide di oggi, di fronte al fondamentalismo, alla xenofobia, ai nazionalismi europei, ricordare che l’esempio di un uomo solo può fare la differenza tra il bene e il male, può aiutare non solo l’Italia, ma anche l’Europa - che sta attraversando una grande crisi anche di identità e di valori?

L’esempio dei Giusti va in direzione contraria all’individualismo sfrenato e al nazionalismo fondamentalista che purtroppo oggi osserviamo con crescente preoccupazione. Non so dire se una Giornata possa invertire la rotta della storia, ma certo il lavoro che Gabriele Nissim ha iniziato, mutuandolo dalla tradizione dei Giusti di Yad Vashem, non solo è un’ottima stella polare nella modalità con cui ripensiamo la storia, ma può essere anche un terreno fertile per deviare un andamento tragico che in molti casi la storia sta prendendo.

Alla luce di questo, secondo lei chi sono i “Giusti del nostro tempo”?

Ci sono Giusti in tutte le vicende che osserviamo. Di tanti ha parlato Gabriele, esempi di coraggio e di scelta controcorrente. Se dovessi pensare a un conflitto irrisolto che molto ancora ci dà da riflettere, penso a due figure che nel loro campo sono andate contro l’impossibile, contro l’idea di una guerra perenne e inevitabile. Penso cioè al Primo ministro egiziano Anwar Sadat, ucciso al Cairo nel 1981, e al Primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, ucciso a Tel Aviv nel 1995, entrambi assassinati in ragione delle loro idee di pace. Due figure che hanno scelto di provare a guidare il loro popolo in senso opposto a quello in cui sembrava andare la storia fino a quel momento, due figure di grande valore morale…

Punto centrale della legge sarà l’educazione. Qual è la battaglia culturale più importante in questo momento, da compiere tanto nelle scuole quanto all’interno dell’opinione pubblica?

Penso che vada insegnato alle giovani generazioni che “la storia siamo noi”. Che non bisogna cioè subire la storia, poiché ognuno di noi, nella sua individualità, ne ha tra le mani un pezzo, e per questo la storia può essere cambiata e indirizzata verso i valori nei quali crediamo. A volte questo sforzo e questo coraggio possono costare addirittura la vita, ma questo significa aver dato un contributo alla storia dell’universo invece che averla solo subita.

Martina Landi, Redazione Gariwo

12 settembre 2016

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Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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