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Il progetto pietre d'inciampo di Milano

scegliere di tenere viva la memoria

pietra d'inciampo per Luigi Vacchini, posata in piazza Beccaria, 19

pietra d'inciampo per Luigi Vacchini, posata in piazza Beccaria, 19

Un piccolo blocco di pietra ricoperto di ottone che permette d'inciampare in una storia, in un nome, in una data... che parla di chi è stato strappato alla sua vita di tutti i giorni e ha conosciuto il male estremo. È un'idea dell'artista tedesco Gunter Demnig, che posa personalmente quasi tutte le pietre d'inciampo, le Stolpersteine, e che, per spiegare il suo progetto, cita un passo del Talmud: "Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome".

In Europa sono già 70.000 le pietre d'inciampo, da quando nel '95 Demnig diede forma alla sua idea con la prima posa, nella città di Colonia. A Milano, le prime sei pietre sono state posate nel 2017, nel 2018 ne sono state aggiunte altre 26, e tra il 24 e il 25 gennaio 2019 la città si è arricchita di altre 30 occasioni per ricordare, contrastare l'oblio e le cattive memorie. 

Oggi, nel cuore di Milano, in piazza Beccaria 19, siamo andati alla cerimonia di posa della pietra d'inciampo per il vigile Luigi Vacchini, aiutante della Resistenza deportato e morto ad Ebensee. Alla conferenza stampa che ha seguito, erano presenti tra gli altri la Senatrice Liliana Segre, che presiede il Comitato per le "Pietre d'Inciampo" di Milano, l'artista Gunter Demnig, la vicesindaco Anna Scavuzzo, il comandante della Polizia locale Marco Ciacci, il vice presidente del Comitato pietre d'inciampo, Marco Steiner e il nipote di Luigi Vacchini, Fabio Vacchini

"Io sono qui in doppia veste", ha dichiarato Steiner - figlio di Mino Steiner, antifascista morto nel campo di Ebensee -, "sia quella di collaboratore della Senatrice Segre per questo progetto che ci permette di scoprire e ricordare storie e ideali che altrimenti potrebbero andare persi, sia come figlio di un uomo deportato perché oppositore del regime, che ebbe la forza di fare una scelta".

"Le pietre d'inciampo ci hanno messo un po' ad arrivare a Milano, siamo stati un po' assenti" ha dichiarato Liliana Segre, "ma adesso cerchiamo di fare tutto ciò che è possibile perché tutte le persone che vogliamo ricordare abbiano in questa piccola pietra la loro tomba, per non dimenticare". "Quando tornai stranamente viva dall'inferno, per anni chiusa nel mio silenzio", ha proseguito la Senatrice a Vita, "dopo circa vent'anni fui invitata a visitare la sede di allora dell'ANED, l'Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti. È importante per me ricordarlo, anche se a volte si dice che la memoria è troppa, perché in quell'occasione incontrai delle persone che avevano fatto la scelta, e, di fronte a coloro che hanno saputo fare la scelta, io mi inchino".

Commovente è stato poi il commento del ragazzo di una classe presente alla conferenza, che avvicinandosi alla Senatrice ha detto: "le prometto che quello che è successo a lei, noi non lo faremo accadere mai più".

25 gennaio 2019

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Nuove pietre d'inciampo a Milano

prosegue l'impegno per non dimenticare

Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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