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​Istvan Bibo, il più grande democratico ungherese

di Julia Vasarhelyi

Istvan Bibo

Istvan Bibo

István Bibó è stato il più grande pensatore democratico ungherese del Novecento. Giurista, politologo, saggista, studioso dei problemi della democrazia in Ungheria e in Europa centrale (La miseria dei paesi piccoli dell’Europa centrale, 1946), era uno spirito libero che aveva anticipato nei suoi scritti i temi dei diritti umani, etnici e sociali in Ungheria. Bibó però non era solo un eccellente studioso di grande erudizione storica, ma anche un “genio etico”, come l’aveva descritto già negli anni ‘30 del secolo scorso un suo compagno di studi.

Avversario giurato del nazifascismo, nel 1944 Bibó fu arrestato per aver fornito documenti falsi a ebrei perseguitati, e quando fu rilasciato dovette nascondersi fino alla fine della Seconda guerra mondiale. Poi, nel suo saggio La questione ebraica in Ungheria, fu il primo - e fino ad oggi praticamente l’unico - a fare appello alla coscienza della nazione ungherese ad ammettere le proprie responsabilità nella persecuzione e assassinio di 600 mila (!)ebrei ungheresi. E Bibó era calvinista, credente...

Era anche un critico inesorabile del comunismo. Si opponeva alle tendenze dittatoriali del partito comunista, e quando nel 1949 i comunisti arrivarono al potere, perse il suo posto di insegnante all’università. Poi, quando scoppiò la rivoluzione nell’ottobre del 1956, Bibó tornò alla politica e accettò il posto di ministro di Stato nel governo di Imre Nagy. Il 4 novembre, quando i carri armati russi invasero il Paese e misero sotto assedio il Parlamento, Bibó fu l’unico membro del governo a non lasciare il suo posto e scrisse un proclama intitolato Progetto per una soluzione di compromesso della questione ungherese. Il testo fu trasmesso all’estero, Bibó arrestato nel 1957 e condannato all’ergastolo per "attività di spionaggio a fine di rovesciare il governo democratico popolare dell’Ungheria"- cioè il governo filosovietco, imposto al Paese con violenza brutale dagli invasori russi.

Per tanto tempo dopo la sua liberazione dal carcere con un’amnistia nel 1963, Bibó fu pressochè dimenticato. Solo qualche amico era in contatto con lui. Tra loro mio padre: erano grandi amici, compagni di idee e di carcere, hanno condiviso la stessa cella in prigione. Mio padre infatti era il capo dell’ufficio stampa del governo Nagy, condannato per questo a 5 anni di carcere.
Bibó è venuto spesso a casa nostra per scambiare idee con miei genitori. Di solito questi incontri hanno preso la forma di lunghe passeggiate, non per ragioni di salute, ma perchè sapevamo che c’erano microfoni nascosti, "cimici" in vari punti del nostro appartamento, e quindi era pericoloso parlare di questioni politiche a casa.

Poi, negli anni ’70, un gruppo di giovani intellettuali, i cosiddetti “dissidenti” o membri dell opposizione democratica, ribelli contro il regime comunista, l’hanno riscoperto e diffuso in samizdat – edizione clandestina, ciclostilata – i suoi scritti. A quell’epoca Bibó è diventato un’icona per tutta una generazione. Il suo funerale nel 1979 divenne una manifestazione contro il regime. Nel 1981 – a più di anno dalla sua morte – 76 intellettuali gli resero omaggio con un libro pubblicato da una casa editrice clandestina, intitolato Libro in memoria di Bibó.

Al momento del cambiamento del 1989, per un breve periodo diversi partiti politici hanno cercato di appropriarsi della sua eredità spirituale. L’hanno usato e citato in tanti in base ai propri interessi, ma quando realizzarono che Bibó non corrispondeva ai loro obiettivi politici, se ne dimenticarono presto.

Crudele ironia della sorte che Viktor Orbán, l’attuale primo ministro autoritario, nazionalista, sovranista, antieuropeo ha passato anni da studente nel collegio Bibó, fondato nel 1985. Frequentava seminari, conferenze, dibattiti di rinomati giuristi, economisti, sociologi, filosofi dissidenti sui diritti umani, sulla democrazia, sulle libertà che oggi Orbán con la sua democrazia illiberale distrugge sistematicamente.

Oggi è l’Associazione Civica István Bibó che mantiene vivo lo spirito liberale e il pensiero democratico di Bibó. Fondata nel 2000, l’Associazione è un forum pubblico per discutere le questioni politiche, economiche, sociali e culturali attuali del Paese. Oltre a far conoscere e diffondere le opere di Bibó, la missione dell’Associazione è quella di promuovere un dialogo tra intellettuali democratici che hanno grande influenza sull’opinione pubblica. Organizza infatti conferenze, dibattiti aperti al pubblico, e ogni anno celebra la proclamazione della Seconda Repubblica d’Ungheria del 1946 (la Seconda Repubblica cesso di esistere quando i comunisti presero il potere nel 1949 ed il nome del paese divenne Repubblica Popolare d’Ungheria. Nel 1989 naque la Terza Repubblica d’Ungheria, poi nel 2012 Orbán cambiando la costituzione cambio anche il nome del paese: Ungheria – senza Repubblica...).
In occasione di questa celebrazione, l’Associazione Bibó organizza una conferenza sullo stato della Repubblica e assegna il Premio István Bibó per la Democrazia. Quest’anno il prestigioso premio è stato assegnato a mia sorella, Mária Vásárhelyi, sociologa, instancabile combattente per la democrazia, per i diritti umani e la libertà.

István Bibó era l’incarnazione del pensiero e del comportamento democratico, liberale, tollerante, umanista. Uomini e donne come lui sono stati pochissimi nella storia dell’Ungheria.
Oggi dovrebbe servire come esempio, figura morale di riferimento per i democratici non solo in Ungheria, ma in tutta l’Europa ed in tutto il mondo.

Júlia Vásárhelyi, giornalista e scrittrice

Analisi di Júlia Vásárhelyi, giornalista e scrittrice

11 febbraio 2019

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La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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