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L'Unione Armeni condanna il negazionismo

le parole di Baykar Sivazliyan

Baykar Sivazliyan

Baykar Sivazliyan

“Nel Giorno della Memoria la Comunità armena d’Italia si unisce al ricordo della Shoah e rinnova la più ferma condanna verso ogni forma di negazionismo e di antisemitismo”. Lo dichiara il presidente dell’Unione armeni d’Italia, Baykar Sivazliyan.

“Nel richiamare l’attenzione sul valore della memoria come argine agli orrori dell’intolleranza, può essere utile ricordare la frase attribuita ad Adolf Hitler nel 1939 e rivolta ad alcuni diplomatici britannici in servizio a Berlino: “Chi parla ancora oggi dell’annientamento degli armeni?. Erano passati solo vent’anni dal genocidio del popolo armeno di cui si chiuderà a breve il centesimo anniversario”. “Nessuno può dire come sarebbe andata se la Comunità internazionale fosse intervenuta mentre nell’attuale Turchia si consumava il dramma della nostra comunità con il suo milione e mezzo di morti. Mi auguro che il Giorno della Memoria sia un momento non retorico per esercitare la memoria nel suo senso più alto rendendo certo omaggio alle vittime, ma anche per fare solo un esempio, condannando senza ipocrisie o opportunismi i gravissimi episodi di intolleranza e aggressione ai danni della comunità cristiana e non solo cui assistiamo ogni giorno in Medio Oriente”.

27 gennaio 2016

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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