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La civiltà multiculturale dell'Anatolia

in una mappa a cura della Hrant Dink Foundation

La mappa interattiva delle civiltà anatoliche non musulmane

La mappa interattiva delle civiltà anatoliche non musulmane http://www.agos.com.tr

La Mappa del Patrimonio Culturale della Turchia, realizzata grazie al progetto della Hrant Dink Foundation, è una mappa online interattiva che consente di localizzare monumenti ed altri edifici costruiti in Turchia dagli armeni, dai greci, dai siriaci e dagli ebrei. Uno strumento unico per la ricchezza dei dati raccolti e che rivela quanti di questi edifici sono andati persi o si sono deteriorati nel corso del tempo. Per verificarlo basta visitare il sito: Turkiyekulturvarliklari.hrantdink.org/en/

La Hrant Dink Foundation è andata alla ricerca di chiese, sinagoghe, monasteri, scuole, orfanatrofi, ospedali e cimiteri costruiti dalle varie comunità, e dopo quasi due anni di lavoro ha individuato circa 10.000 strutture. Questo inventario, che testimonia il patrimonio culturale delle comunità vissute in Anatolia per secoli, è il più ampio finora realizzato ed è ora accessibile a tutti. Nella mappa, disponibile in turco e inglese, è possibile trovare sia gli edifici ancora in piedi, che quelli distrutti o danneggiati e quelli che, in assenza di tutela, sono stati adibiti a usi diversi da quello originario, come depositi, magazzini, o trasformati in moschee. Il progetto ha avuto il sostegno del Ministero turco per l’Unione Europea, della Open Society e della Chrest Foundation.

Il coordinatore del progetto Merve Kurt ha detto che si tratta della prima iniziativa per fare conoscere l’eredità culturale dell’Anatolia non musulmana e che la mappa è aperta al contributo di tutti. “L’accesso ai dati è facile. Foto, fatti storici e le rispettive fonti sono riportate sulla mappa”, ha detto Kurt, intervistato dal settimanale Agos (fondato e diretto da Hrant Dink, il giornalista turco di origine armena ucciso nel 2007).

Secondo Kurt questo lavoro accrescerà la consapevolezza che ci sono molti edifici storici che dovrebbero essere tutelati. "Anche se ufficialmente registrati, sono in rovina e i cacciatori di tesori effettuano ancora scavi in quei siti. In ogni regione ci sono organismi preposti alla loro tutela, ma a Kayseri, per esempio, sono ufficialmente registrati 30-35 edifici, mentre noi ne abbiano mappati 130. Alcuni sono del tutto ignorati. Il nostro lavoro è importante proprio per questi”.

Vahakh Kesisyan, uno dei ricercatori coinvolti nel progetto, ha spiegato che tutti possono dare un contributo alla mappa interattiva, aggiungendo foto e informazioni, e modificare le informazioni attuali. "C’è anche un’opzione per inserire un nuovo elemento che non è stato censito nel nostro inventario. Riceveremo questi materiali e come suggerimenti e li conserveremo come dati”.

di Viviana Vestrucci

12 febbraio 2016

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La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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