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La condanna per negazionismo

e l'antisemitismo europeo

Dopo l'approvazione della legge contro il negazionismo nel 2010, in Ungheria è stata inflitta la prima condanna per tale reato. Gyorgy Nagy, colpevole di aver esposto durante una manifestazione uno striscione che recitava "la Shoah non è avvenuta", ha ricevuto una pena commutata a 18 mesi di carcere e alla visita del campo di sterminio di Auschwitz (o in alternativa il memoriale della Shoah di Yad Vashem o il Museo dell'Olocausto di Budapest).

La negazione del genocidio nazista è stata dichiarata reato punibile fino a tre anni di carcere nel febbraio 2010, in maniera equivalente alla negazione dei crimini commessi dal regime ungherese durante l'era comunista.


L'antisemitismo, e di conseguenza il negazionismo, sono fenomeni in crescita in Ungheria. Il governo di Viktor Orban è stato più volte accusato di essere tollerante con gli antisemiti, che negli anni passati hanno riabilitato diversi scrittori filonazisti, tanto da portare il Premio Nobel per la Pace Elie Wiesel, sopravvissuto all'Olocausto, a restituire la massima onoreficenza dello Stato ungherese consegnatagli in passato. Nei mesi scorsi inoltre un deputato dell'estrema destra aveva proposto la compilazione di liste degli ebrei ungheresi, compresi quelli presenti nel governo e nel Parlamento, perché considerati "un rischio per la sicurezza nazionale". 


Il fenomeno non è isolato in Europa. Basti pensare al dilagare del movimento neonazista Alba Dorata in Grecia, i cui deputati hanno riletto brani dei Protocolli dei savi di Sion. O ai recenti episodi di cori antisemiti contro la squadra del Tottenham in trasferta a Roma, agli insulti rivolti a Shlomo Venezia da parte di Stormfront, o alle minacce di violenza nei confronti di una studentessa ebrea a Napoli.


Lo storico Claudio Vercelli, autore del saggio Il negazionismo. Storia di una menzogna (Laterza) riflette su fatto che "fino agli anni '70 i negazionisti erano una nicchia legata all'estrema destra radicale, figure del tutto marginali. Ma poi, con l'affermazione dell'islamismo radicale e di Internet, hanno avuto una nuova visibilità".  Un negazionismo figlio della crisi, secondo Daniele Massimo Regard, presidente dell'Unione giovani ebrei italiani; quando le certezze vengono meno e mancano le speranze per il futuro, è facile veder nascere atteggiamenti estremisti.


Il negazionismo è un reato non solo in Ungheria, ma anche in altri 17 Paesi europei. Primo tra tutti l'Austria, dotato di tale normativa dal 1945. In Italia il 16 ottobre 2012 - in concomitanza con la celebrazione dell'anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma - è stato presentato il disegno di legge per introdurre tale reato, punibile fino a tre anni di carcere in caso l'atto si presenti in veste di "comportamento idoneo a turbare l'ordine pubblico".

4 febbraio 2013

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La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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