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La forza della sensibilità e della compassione

di Gabriele Nissim

Un piccolo dettaglio mi aveva colpito quando erano arrivate le notizie del grave attentato al Museo ebraico di Bruxelles, nella città che ospita il Parlamento della comunità europea.
Fra le tante reazioni ad un episodio che lanciava un segnale minaccioso alla vigilia delle elezioni europee e che riproponeva il più inquietante messaggio antisemita mancava quella di Beppe Grillo.

Preso da curiosità sono andato sul blog del Movimento Cinque Stelle per vedere se qualche cosa mi era sfuggita e con mia grande sorpresa mi sono accorto che tra i migliaia di fan che ogni giorno riempiono quelle pagine nessuno aveva commentato quell’episodio.
Non mi sembrava possibile questo silenzio, anche perché chi proponeva di rivoltare l’Europa come un wurstel e voleva riempire il Parlamento europeo con decine di suoi deputati non poteva sottrarsi ad un commento politico.

Poteva farlo in tanti modi all’interno del suo linguaggio politico, come sarebbe del tutto normale, e invece non c’era nessun segno di compassione nei confronti delle vittime e di tutti coloro che in quelle ore si sono sentiti minacciati dai nuovi carnefici antisemiti.
Nella notte poi sono arrivati i risultati elettorali dove con grande sorpresa per tutti i sondaggisti - che pronosticavano un testa a testa tra Grillo e Renzi - il Movimento Cinque Stelle registrava un flop clamoroso.

Come spiegare questo ribaltamento?
Grillo affascinava i giovani nelle piazze perché chiedeva una lotta decisa alla corruzione, perché metteva il ceto politico di fronte alle sue responsabilità, ma soprattutto perché aveva fatto passare l’idea che sarebbe bastato poco per ribaltare il sistema sostituendolo con un governo degli onesti. Entrando in quel movimento era possibile dare l’assalto al cielo e prendere in mano la stanza dei bottoni. Lo slogan vinciamo noi affascinava perché dava l’idea che ogni cittadino poteva finalmente prendere in mano il suo destino. Dalle piazze si poteva arrivare al palazzo, dal web si poteva prendere in mano il parlamento, anche il meno esperto poteva fare carriera politica finendo nelle liste dei canditati per le elezioni europee. La rivoluzione tecnologica era alla portata di tutti, dal fotovoltaico in ogni casa, alla stampante in 3D che poteva produrre ogni bene, al nuovo potere della rete che rompeva ogni confine.

Per arrivare a questo paradiso improbabile bisognava mettere alla berlina tutti i nemici, dai giornalisti faziosi, agli imprenditori ladri, ai politici corrotti, fino allo stesso presidente della Repubblica diventato simbolo di tutti i mali. C’era persino il cantante Fabrizio Moro che entusiasmava la folla, urlando che Napolitano faceva schifo come essere umano. Erano pronti i tribunali popolari sul web che avrebbero dovuto giudicare le persone indegne di fare parte della Repubblica.

Che cosa allora non ha funzionato al momento del voto?
Una cosa molto semplice. La gente ha avuto paura perché si è accorta che chi va alla caccia di nemici per la purificazione della società a poco a poco mette a tacere i propri sentimenti: la compassione, il senso di pietas, il rispetto per l’essere umano. Gli elettori si sono accorti che anche la più giusta istanza di cambiamento non può passare attraverso messaggi di odio verso chi la pensa diversamente o persino verso chi sbaglia. Lo strumento dell’invettiva violenta non purifica la società, ma inquina tutto l’ambiente, rendendo così impossibile ogni possibilità di ricostruzione del vivere comune.

La distrazione per l’attentato di Bruxelles non era dunque casuale. Non perché ci fosse un intento antisemita, ma perché metteva in luce come quel movimento stava diventando insensibile a tutto ciò che non rientrava nel suo progetto. L’insensibilità verso gli avversari e i cosiddetti nemici era diventata in quel momento un’insensibilità verso le cose peggiori.
Dall’esperienza italiana si possono trarre molti insegnamenti.

Alle elezioni europee hanno avuto grande successo alcune forze nazionaliste, antisistema e persino xenofobe che hanno messo assieme istanze condivisibili con discorsi inquietanti.
Ancora una volta ci sono sulla scena quanti ripropongono l’idea della redenzione attraverso la cacciata dei nemici.

Quando però c’è qualcuno che ha il coraggio di mettere in discussione il loro linguaggio non è detto che possano fare molta strada. Chi ha il senso dell’umano rappresenta sempre una barriera di resistenza di fronte a pericolose avventure.

Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti

Analisi di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti

26 maggio 2014

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La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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