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La pietra della memoria necessaria alla riconciliazione

Napolitano e Gauck a Sant'Anna di Stazzema

"Senza dimenticare la memoria del dolore e ricordando il sacrificio di quelle vittime, non con la sola disperazione ma con il perdono e la riconciliazione". Nelle parole di Mario Marsili, uno dei superstiti dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema, risiede il significato dell'incontro di ieri tra il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente tedesco Joachim Gauck.


La cerimonia svoltasi davanti all'Ossario dei martiri di Sant'Anna si è concentrata infatti su due parole: memoria e riconciliazione.

"Vedete, l'Europa unita l'abbiamo costruita insieme in questi sessant'anni - ha ricordato Napolitano - E vorrei dire che tra le pietre con cui abbiamo costruito questa Europa unita, c'è la pietra della memoria. Ne costituisce uno dei fondamenti, la pietra di una memoria che non può essere rimossa, di una memoria consapevole degli errori e degli orrori di tutte le guerre del novecento e, soprattutto, delle guerre di aggressione scatenate tra il 1939 e il 1940-41 dalla Germania nazista e dall'Italia fascista". 

Ricordare insieme, uniti dalla bandiera europea, le vittime del massacro nazista in cui vennero uccisi 560 innocenti, ha permesso di superare le polemiche e le scuse formali, e di compiere un primo passo verso la riconciliazione. Al presidente tedesco che sottolineava il fatto che "la riconciliazione non possa essere chiesta, ma solo concessa con generosità. E non deve diventare oblio", Napolitano ha risposto sostenendo la necessità di non identificare tutto il popolo tedesco con il nazismo: "Non dimentichiamo le nostre responsabilità storiche, ma guardiamo avanti - ha dichiarato il Presidente - Guardiamo avanti onorando innanzitutto il terribile sacrificio delle vittime, e mai si potrà dire tutto il merito di coloro che coltivano anche l'omaggio a queste vittime; guardiamo avanti coltivando e trasmettendo la memoria storica come patrimonio comune".

In chiusura, l'analisi del concetto di colpa, quasi in risposta alle discussioni scatenate dalla decisione del Tribunale di Stoccarda di archiviare il procedimento a carico delle SS responsabili del massacro "Ferisce profondamente il nostro senso di giustizia, – ha detto Gauck – il fatto che questi crimini non possano essere puniti perché gli strumenti del nostro stato giuridico non lo consentono. Molto spesso, da cittadini, restiamo senza parole di fronte a questo. Ma la colpa non è solo analizzabile dal punto di vista penale: sappiamo che c'è una dimensione morale, religiosa e politica". 

"Ha detto delle cose molto belle il Presidente Gauck or ora, sul concetto di colpa, sul problema del come si può anche vedere condannata moralmente e storicamente la colpa di regimi infami - gli ha fatto eco Napolitano - Io vorrei anche dire che questa memoria, questo omaggio collettivo è anch'esso un'alta forma di giustizia, anche più alta di quella che talvolta non si riesce a trovare nei tribunali".

25 marzo 2013

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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