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Let’s Unite!

Il progetto ONU nell'anniversario del genocidio ruandese

Il 6 aprile 1994 un missile abbatté l’aereo del presidente hutu - una delle due etnie in cui è diviso il Ruanda - Juvénal Habyarimana. Il giorno dopo iniziò lo sterminio dei tutsi ad opera della maggioranza hutu, che portò alla morte di più di 800mila persone in un periodo di soli 100 giorni.

In occasione del XIX anniversario della Giornata della Memoria in onore delle Vittime del Genocidio in Ruanda, il Dipartimento ONU della Pubblica Informazione ha pubblicato un documento che analizza la prevenzione dei genocidi, la protezione dalle violazioni dei diritti umani, l’uso della violenza sessuale come strumento di guerra e lo stato del processo di giustizia e riconciliazione del Ruanda.

Il documento è parte di un importante progetto delle Nazioni Unite, l’Outreach Programme on the Rwanda Genocide. Creato nel 2005 dall’Assemblea generale e diretto dallo stesso Dipartimento della Pubblica Informazione, il programma ha l’obiettivo di “mobilitare la società civile nel ricordo delle vittime del genocidio ruandese ed educare a prevenire futuri atti di genocidio”.

È interessante osservare che il documento apre e chiude con la prevenzione dei genocidi e il processo di riconciliazione, due temi centrali nel lavoro di Gariwo, che con Yolande Mukagasana, testimone e sopravvissuta del genocidio del 1994, opera proprio nella direzione del ricordo delle vittime e dell’educazione per raggiungere la riconciliazione nazionale.

Ecco quanto scrive il Dipartimento della Pubblica Informazione:

Prevenire il genocidio

Il genocidio non è qualcosa che accade da un giorno all’altro. Il genocidio richiede organizzazione e costituisce infatti una deliberata strategia che è portava avanti dai governi o dai gruppi che controllano gli apparati statali. Comprendere il modo in cui si verifica un genocidio e imparare a riconoscere i segni che potrebbero portare a un genocidio sono fattori importanti per assicurarsi che certi orrori non si verifichino più.

Il 7 aprile 2004, nel decimo anniversario del genocidio del Ruanda, il segretario generale Kofi Annan ha tracciato un piano di azione in 5 punti per la prevenzione del genocidio:

  1. Prevenire il conflitto armato, che solitamente fornisce il contesto per un genocidio;
  2. Proteggere i civili in un conflitto armato, anche per mezzo dei peacekeeper ONU;
  3. Porre fine all’impunità attraverso un’azione giuridica nelle corti nazionali e internazionali;
  4. Raccogliere informazioni e predisporre un sistema di allarme;
  5. Prendere azioni rapide e decisive, tra cui l’azione militare.

Unità e riconciliazione in Ruanda

Il processo di riconciliazione in Ruanda si focalizza sulla ricostruzione dell’identità ruandese, così come nell’equilibrio di giustizia, verità, pace e sicurezza nel Paese. La Costituzione ora stabilisce che tutti i ruandesi dispongono di uguali diritti. Sono state approvate leggi per combattere la discriminazione e l’ideologia del genocidio che portava alle divisioni.

La responsabilità primaria per gli sforzi di riconciliazione dipende dalla Commissione per l’Unità e la Riconciliazione Nazionale, creata nel 1999. La Commissione usa diverse strategie:

  • Ingando: Un programma di educazione alla pace. Dal 1999 al 2009, più di 90.000 ruandesi hanno partecipato a questi programmi, che puntano a rendere chiara la storia del Ruanda e le origini della divisione della popolazione, a promuovere il patriottismo e a combattere l’ideologia del genocidio
  • Itorero: Creato nel 2007, il programma Itorere è un’accademia per i leader che promuove i valori ruandesi e coltiva leader che si battano per lo sviluppo della comunità. Dal 2007 al 2009, più di 115.000 partecipanti hanno preso parte a questo programma.
  • Seminari: Sono rivolti alla società civile, ai leader politici, giovani e donne dei programmi di assistenza e insegnano a mitigare i conflitti, a risolverli e a stabilire sistemi di allarme per riconoscere i segni di un genocidio
  • Summit nazionali: Organizzati sui temi di giustizia, buon governo, diritti umani, sicurezza nazionale e storia nazionale
  • Ricerca: La Commissione per l’Unità e la Riconciliazione Nazionale ha pubblicato diversi studi sui conflitti in Ruanda e su come mitigarli e risolverli.

All’interno del progetto per la riconciliazione nazionale, il Dipartimento della Pubblica Informazione ha pensato anche ai più piccoli, con il fumetto Tugire Ubumwe – Let’s Unite!, disegnato dall'attivista e sopravvissuto Rupert Bazambanza, disponibile nel box approfondimenti (in lingua inglese).

L’importanza di questo programma è stata ribadita dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. “Prevenire il genocidio è un obbligo collettivo - ha dichiarato nel discorso in occasione dell’anniversario del 2012 - Continuiamo a lavorare insieme per assicurare un futuro per sempre libero dal genocidio”.

5 aprile 2013

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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