English version | Cerca nel sito:

Lo spettro di Tobias R.

di Simone Zoppellaro

DA STOCCARDA – La danza degli avvoltoi è iniziata subito, spietata e cieca, sugli undici cadaveri di Hanau, quando ancora poco o nulla era dato sapere di questa orribile strage. Tante le illazioni, le speculazioni che si moltiplicano, in un tripudio di eccitamento (non saprei come altro definirlo) da cui tanti tantissimi – poco importa se semplici cittadini attivi sui social media, giornalisti o politici – non sembrano essere in grado di sottrarsi.

Ho letto di tutto, in queste ore: chi sosteneva che l’attentatore dovesse essere per forza un islamista, dato che era stato trovato morto prima che potesse parlare; chi non stava più nella pelle dallo strepitare che la politica dell’accoglienza della Merkel è fallita una volta per tutte – il tutto scritto comodamente, ben inteso, spesso a centinaia di chilometri di distanza. Chi, infine, proprio non riusciva più a trattenersi: “i tedeschi sono stati e saranno sempre nazisti”, con un adagio buono per tutte le stagioni. Ma la realtà è un’altra: insieme ai quegli undici corpi straziati, c’è un’altra vittima. Non visibile, forse, ma non per questo meno cocente: la nostra umanità.

Le tesi dell’attentatore, legale detentore di armi, sembrano ormai in parte definirsi. Un video in particolare mi ha colpito, in cui il presunto omicida a pochi giorni dalla strage lanciava, in un perfetto inglese, un appello ai cittadini americani. Un incitamento affinché scoprissero, andando oltre il velo di Maya dell’informazione, ma senza apportare naturalmente alcuna prova, la realtà di abusi e violenze portata avanti da un’élite che cospirerebbe contro noi tutti. Video che si conclude con un appello ad agire: come, l’abbiamo visto ieri, purtroppo.

Ebbene, il sostrato culturale, la totale mancanza di empatia che ha mosso l’attentatore di Hanau sono poi così diversi da quelli di moltissimi di noi, abulici consumatori di frantumi di informazioni fuori controllo? La logica, per quanto paradossale, che l’ha portato a uccidere ieri è poi così lontana da quella di molti hater, dilettanti o professionisti che siano, che conosciamo fin troppo bene? Non parlo certo, sia chiaro, di una corresponsabilità nel suo atto criminale. Ma, a ben vedere, il 43enne che ha ieri sparato su una folla sconosciuta ci assomiglia più di quanto molti di noi pensino.

Quanto a coloro che portano avanti ancora una volta, cavalcando l’onda mediatica, l’improbabile tesi “tedeschi uguale nazisti”, consiglierei loro di dare un’occhiata meno distratta alla realtà politica e sociale italiana, dove – anche prescindendo dalla concreta possibilità di avere presto il governo più nero della storia repubblicana – gli attacchi antisemiti si moltiplicano, al pari della Germania, nutriti dal diffuso sostrato subculturale di cui sopra.

La convivenza di diverse fedi e culture, piaccia o meno, è un dato di fatto assai più nella Germania di oggi che in Italia. Anche per noi italiani, immigrati non meno degli altri. Lo dicono i dati, ma anche la vita di ogni giorno di chi, come me, in questo Paese ci abita da anni. E questo è vero assai più nei luoghi dove vivono il maggior numero di persone di origine straniera. Un paradosso della xenofobia dell’est è, infatti, proprio questo: che esso rappresenta in primis un odio tutto ideologico, in territori dove la presenza di immigrazione è assai ridotta rispetto alla media nazionale.

Il 43enne Tobias R. (questo il nome riportato dai media tedeschi) è uno di noi, abita magari nella porta accanto. Non solo. Fosse anche solo in piccolissima parte, ma guardiamoci allo specchio: c’è qualcosa di Tobias R. nella larga parte di noi. Altra cosa è organizzarsi, prendere un’arma e fare una strage, ma il primo pensiero quando l’ho sentito parlare è stato quello di un dejà vu molto forte. Tesi già sentite mille volte, quell’odio represso, quel misto di frustrazione e rancore per un mondo sempre più ampio e spaventoso, anche perché difficilmente intelligibile; ma anche quello sguardo insieme fanatico e freddo di chi crede di aver trovato, nella sua paranoia narcisistica, la chiave definitiva per risolvere tale rebus. Un tipo umano per nulla estraneo, lontano, assurdo. Al contrario; diciamolo pure: famigliare.

Tobias R. non rappresenta il tedesco medio (detto e non concesso che esista) più di quanto rappresenti ognuno di noi. Il movimento della storia che abbiamo di fronte a noi in questi anni, rapido e convulso, è reale, come lo sono quegli undici morti, fra cui diverse persone di origine turca e curda: vite spezzate per sempre a cui corrisponde un trauma difficile da sanare per le famiglie e la comunità intera. Se di uno spettro si tratta, quello di Tobias R. è lo spettro più comune e concreto che si possa immaginare. Perché – chi più, chi meno – quello spettro siamo tutti noi.

Simone Zoppellaro, giornalista

Analisi di Simone Zoppellaro, giornalista

20 febbraio 2020

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

leggi tutto

Scopri tra gli Editoriali

La storia

Willy Brandt

il Cancelliere tedesco che si inginocchiò al Memoriale della Shoah di Varsavia