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​Milena, la terribile ragazza di Praga

La presentazione del libro di Donatella Sasso all’Istituto Italiano di Cultura di Praga

La copertina del libro di Donatella Sasso

La copertina del libro di Donatella Sasso

Il 15 febbraio 2019, all’Istituto italiano di Cultura di Praga, di fronte a 160 giovani e ai loro insegnanti, partecipanti alla XV edizione del Treno della Memoria, Andreas Pieralli ha presentato il libro di Donatella Sasso, Milena, la terribile ragazza di Praga (Effatà, Cantalupa, 2014), biografia della giornalista e resistente Milena Jesenská, morta a Ravensbrück nel 1944, dove fu deportata per la sua attività politica, e proclamata Giusta fra le Nazioni dallo Yad Vashem nel 1994.

Il Treno della Memoria da 15 anni fa viaggiare ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia (ad oggi più di 30.000 studenti hanno intrapreso questo viaggio) perché sentiamo sempre più forte la necessità di difendere la memoria dei fatti di allora e la lezione tratta affinché la memoria non resti solo un monile da spolverare in occasione del 25 aprile o del 27 gennaio. La memoria non si insegna, si pratica, si esercita.

Si esercita anche raccontando le vite delle persone e in questo caso delle donne, che attraverso forme diverse di resistenza esistenziale, hanno attraversato il Novecento europeo e a cui noi oggi tocca il compito di dare nome e voce.

Dopo i saluti del direttore dell’Istituto, Giovanni Sciola, Andreas Pieralli, traduttore e pubblicista che a Praga dirige il progetto Giardino dei Giusti di Praga, ha ripercorso la vicenda umana della donna nota al grande pubblico come la destinataria delle lettere che le scrisse Franz Kafka tra il 1920 e il 1923, ma che fu, in realtà, molto di più. Donna curiosa, giornalista di talento, che si spinse dai primi articoli di moda fino a coraggiosi reportage nelle zone dei Sudeti poco prima del Patto di Monaco, seppe affrontare con determinazione le piccole e grandi delusioni della vita.

Il suo carattere combattivo, che non le risparmiò però cadute e contraddizioni, è uno degli aspetti che maggiormente la avvicinano ai giovani di oggi e la possono rendere interessante ai loro occhi. Da una parte ebbe, infatti, momenti di grande debolezza: non solo sperimentò le droghe in gioventù, ma in seguito a una dolorosa malattia divenne dipendente della morfina, dalla quale però si seppe liberare a costo di una enorme fatica fisica e psicologica. E questo coraggio la accompagnò per tutta la vita: partecipò alla Resistenza nella Cecoslovacchia occupata dai nazisti e organizzò una rete di salvataggio di ebrei, ma anche negli anni più sereni seppe sempre reagire di fronte alle crisi sentimentali e a quelle lavorative, reinventandosi senza mai cedere all’autocommiserazione e alla disperazione.

Parlare di Milena Jesenská a Praga, la città da lei sempre amata e nella quale si identificò quasi a viverla come parte di se stessa, ha avuto il pregio di renderla ancora più viva, soprattutto al giovane pubblico, reduce nella medesima giornata della presentazione da un percorso nel cuore della città, arricchito di letture e riflessioni sul periodo bellico.

La presentazione è stata arricchita da letture tratte dal libro a da scritti di Milena Jesenská, realizzate da Sabrina Di Carlo e David Diop.

Donatella Sasso, Istituto di studi storici Gaetano Salvemini; Sabrina Di Carlo, Treno della Memoria

19 marzo 2019

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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