English version | Cerca nel sito:

Perché il Marocco ha appena demolito un memoriale dell'Olocausto?

Pubblichiamo di seguito la traduzione dell'articolo di Aomar Boum e Daniel Schroeter uscito su Haaretzsulla narrazione dell'Olocausto in Marocco.

Un attivista e artista tedesco ha riacceso il tempestoso dibattito su chi controlli la narrazione dell’Olocausto in Marocco, e la sua correlazione con il conflitto israelo-palestinese.

In modo esclusivo per il Medio Oriente Musulmano e il Nord Africa, il Marocco ha ufficialmente chiamato a commemorare l’Olocausto. Il suo re, Mohamed VI, ha definito l’Olocausto come “uno dei capitoli più tragici della Storia”, sottolineando il ruolo svolto dal nonno, Mohammed V, nel salvataggio degli ebrei dalle discriminatorie misure anti-semite imposte dal regime collaborazionista di Vichy, che governava il Marocco durante la Seconda guerra mondiale. Mohammed V, che ha portato il Marocco all’indipendenza nel 1956, si dice abbia provocatoriamente dichiarato alle autorità coloniali francesi: “Non ci sono ebrei in Marocco, ma solo marocchini, e tutti loro sono miei sudditi”. La storia del coraggioso atto di Mohammed V è divenuta parte integrante della storia nazionale marocchina ed è celebrata dagli ebrei marocchini di tutto il mondo.

Potrebbe pertanto sembrare un controsenso che un memoriale dell’Olocausto in costruzione ad Ait Faska, nel sud est del Marocco, sia stato demolito, il 27 agosto 2019, dalle autorità marocchine su ordine del Ministro dell’Interno. Ancora più sorprendente della demolizione del monumento, è stata la sua natura non autorizzata - un monumento ideato, pianificato e costruito all’ombra degli enti statali. Il suo creatore è Oliver Bienkowski, un sedicente imprenditore sociale tedesco e “guerrilla-artist” che vive in Marocco dal 2014. È uno dei fondatori del Pixelhelper Internation SRL, una ONG poco conosciuta che si dedica a svariate cause politiche. Bienkowski dichiara di aver lanciato il progetto di creare un centro educativo sull’Olocausto, che dice essere “il primo memoriale dell’Olocausto del Nord Africa”. Bienkowski ha dichiarato al Jerusalem Post di aver avuto l’ispirazione per costruire il monumento dopo aver scoperto il nome della sua famiglia nel database di Yad Vashem in Israele.

Il memoriale è stato pensato al fine di educare la nuova generazione di marocchini sugli orrori del genocidio nazista e le sue manifestazioni nel territorio. Le autorità regionali devono aver saputo di questo progetto di guerriglia - gli operai dei vicini villaggi stavano lavorando sul posto alla luce del sole - ma hanno chiuso un occhio. Al momento della sua demolizione, c’erano un muro nero circondato da blocchi di mattoni di cemento (destinati a ricordare il Memoriale di Berlino per gli ebrei assassinati d'Europa) e un monumento in acciaio nero a rappresentare l'Olocausto. Il memoriale doveva comprendere una sezione, per commemorare le vittime LGBTQ dell’Olocausto, con blocchi color arcobaleno, da completarsi entro dicembre 2019 ad opera di Hanukkah.

La realizzazione di tale progetto non autorizzato è continuata inosservata fino a quando Bienkowski ha iniziato a diffondere foto e video delle installazioni sulla sua pagina Facebook, nella seconda metà di agosto 2019. Alcune ore dopo i suoi post su Facebook, le agenzie di stampa in lingua araba ed ebraica hanno ripreso la notizia. Gli attivisti marocchini contrari alla normalizzazione, o a qualsiasi contatto, con Israele, hanno quindi lanciato una campagna nazionale contro quello che hanno descritto come un progetto “sionista”.

Ahmed Wihmane, presidente dell’Osservatorio marocchino contro la normalizzazione con Israele, ha dichiarato: “Bienkowski diffonde ideologie sioniste sulla tragedia degli ebrei nella Seconda guerra mondiale. Inoltre, è omosessuale. Tutto questo avrebbe dovuto sollecitare le autorità a compiere il proprio lavoro prima che il memoriale venisse costruito… Invece ciò che doveva essere fatto non è stato, e questo ha incoraggiato ad andare oltre nel desiderio di creare una seconda Israele nel cuore del Marocco e del Maghreb arabo”.

Poco dopo, il monumento è stato distrutto, mentre gli attivisti online chiedevano al governo che implementasse le misure punitive nei confronti dei promotori del progetto. Chiaramente il governo ha ritenuto di dover agire - una volta che l’attenzione internazionale era stata attirata su un memoriale dell’Olocausto indipendente, senza autorizzazioni ufficiali né l’approvazione dei leader della comunità ebraica marocchina - e stava innescando una forte opposizione. Ma la demolizione da parte del governo marocchino di tale monumento non riguardava soltanto la sua costruzione non autorizzata. Si trattava anche di controllare la narrazione dell’Olocausto in Marocco.

Oggi per il governo marocchino, la storia di Mohammed V, protettore dei circa 240,00 ebrei marocchini dell’allora protettorato francese, è un esempio dell’apertura mentale e della tolleranza del Marocco. Elogiare il ruolo eroico di Mohammed V nello sfidare il governo di Vichy per proteggere gli ebrei del Marocco rappresenta una condizione sine qua non di qualsiasi commemorazione dell’Olocausto in Marocco - e, a quanto pare, questo è stato l’errore cruciale di Bienkowski. Inoltre, in un Marocco in cui l’attività sessuale tra persone dello stesso sesso è considerata un reato penale, è altamente improbabile che la commemorazione delle vittime LGBTQ europee possa mai essere sostenuta come parte significativa di un programma di educazione dei musulmani marocchini sull’Olocausto.

Dopo la demolizione del memoriale, Bienkowski ha condiviso nuovi post sui social che mettevano in evidenza la questione dei campi di lavoro forzato del nord Africa dell’era di Vichy, dichiarando che “poiché gli ebrei stranieri sono morti in Marocco, abbiamo bisogno del nostro Memoriale dell’Olocausto”. Infatti, il governo collaborazionista del regime francese di Vichy istituì una vasta rete di campi di lavoro forzato e di internamento nelle sue colonie africane e del Nord Africa. Incarcerò dissidenti politici europei, rifugiati stranieri e partigiani repubblicani della guerra civile spagnola - rifugiati ebrei europei e repubblicani spagnoli - e, in pochi casi, indigeni nordafricani musulmani ed ebrei. In Marocco, per la monarchia, i campi di lavoro forzato non sono parte integrante della storia ufficiale dell’Olocausto, poiché non avevano alcun legame con Mohammed V e la sua protezione degli ebrei marocchini.

Infastidito dall'accaduto, Bienkowski ha deciso anche di attaccare proprio quella protezione degli ebrei che aveva assunto uno status mitico. Ha scritto su Facebook: “La storia ha bisogno di luoghi della memoria e non di fiabe… Mohammed V non ha protetto gli ebrei”. Ha denunciato Mohammed V per aver emanato decreti anti-ebraici che espellevano gli ebrei dal sistema di istruzione pubblica, proibivano loro di esercitare professioni nel campo della finanza e dei media, e li obbligavano a lasciare le loro case per vivere in affollati quartieri ebraici o “mellahs”. Sui campi di lavoro forzato del regime di Vichy, ha scritto: “Anche il Marocco ha una storia di Olocausto. Bouarfa (il campo principale) è conosciuto come l’Auschwitz del deserto”.

Dietro questo dramma, probabilmente presto dimenticato, si profila una questione molto più ampia sul rapporto tra l'Olocausto e l'Africa del Nord e la sua politicizzazione, il tutto nel un panorama del conflitto israelo-palestinese, diplomazia e pacificazione, e politica di identità etnica.

La questione stessa dei memoriali pubblici che collegano il Nord Africa all'Olocausto mette in luce sentimenti molto complessi e talvolta contrastanti tra musulmani ed ebrei sulla memoria storica e sulla Seconda guerra mondiale. Studi sull'Olocausto incentrati sull'Europa, centri educativi e monumenti commemorativi hanno storicamente ignorato la storia del Nord Africa. Per molti attori statali e non statali il tema dell’Olocausto rappresenta uno storico tabù - poiché il suo racconto è visto come un’arma contro la causa palestinese. Ma per i musulmani marocchini e per gli ebrei liberali soprattutto in America, ansiosi di promuovere il dialogo e la comprensione interreligiosa, la storia del buon governatore musulmano, Mohammed V, che ha salvato gli ebrei durante l’Olocausto, rappresenta un faro di speranza, in mezzo al conflitto ancora in corso fra musulmani ed ebrei in Medio Oriente.

Ad esempio, Mohammed V funge da simbolo della convivenza fra musulmani ed ebrei per una partnership unica tra Kivunim, un programma per un anno sabbatico con sede a New York creato da Peter Geffen, fondatore della Upper West Side liberal Jewish Heschel a New York, e Mimouna, un club studentesco musulmano marocchino fondato un decennio fa e dedicato alla comprensione dell'eredità ebraica del Marocco, e che è stato anche in prima linea nella promozione dell'educazione sull'Olocausto nel mondo arabo - e in Marocco in particolare.

Durante una complessa cerimonia, nel dicembre 2015, tenutasi nella sinagoga B'nai Jeshurun di New York, Mohammed V è stato insignito postumo del premio inaugurale Martin Luther King Jr.- Abraham Heschel Award per la sua coraggiosa resistenza alle misure anti-ebraiche di ispirazione nazista attuate dal governo coloniale francese in Marocco. L’incidente di Bienkowski rievoca il dibattito su un altro tentativo fallito di commemorazione avvenuto 33 anni fa nella città israeliana di Ashkelon. Nel settembre del 1986, venne creato un monumento e una “Piazza della Pace” in onore di Mohammed V per aver salvato gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Venne realizzato su iniziativa dell’allora Primo Ministro Shimon Peres che, appena pochi mesi prima, aveva fatto un viaggio senza preavviso in Marocco per incontrare il re Hassan II nel tentativo di promuovere il processo di pace in Medio Oriente e per servire come mediatore per il Marocco. Il suo piano commemorativo era stato sostenuto da vari leader ebrei-marocchini, ed era stato approvato dal consiglio comunale di Ashkelon e dal suo sindaco marocchino, Eli Dayan.

Il monumento ha avuto però vita breve. Alla cerimonia di dedicazione una folla arrabbiata di manifestanti anti-arabi ha urlato contro Peres e Dayan. Un giorno prima della cerimonia, un abitante di Ashkelon, Haim Azran era stato pugnalato a morte a Gaza mentre faceva la spesa nel suo popolare mercato ortofrutticolo. Secondo i membri della famiglia di Azran, il funerale era stato rinviato di un giorno a causa della cerimonia, e questo aveva scatenato la manifestazione anti-araba.

La dedicazione della piazza in onore di Mohammed V, "amico del popolo ebraico e Giusto tra le nazioni”, divenne una questione nazionale con implicazioni internazionali: Peres e i politici laburisti sollecitavano relazioni più strette con il Marocco, mentre i membri della dirigenza del Likud rifiutavano di avviare un dialogo con uno Stato arabo con cui Israele non ha relazioni diplomatiche. Il giorno ci furono disordini ai funerali di Azran, e le auto dei palestinesi di passaggio in città vennero lapidate e incendiate.

Ariel Sharon, allora falco del Likud e ministro del Commercio e dell'Industria, condannò l'onorificenza Re Mohammed V, dichiarando che avrebbe nominato la piazza in memoria dei 22 ebrei uccisi dai terroristi palestinesi nell'attentato contro la sinagoga di Neve Shalom a Istanbul appena qualche settimana prima. La targa commemorativa di Mohammed V è stata ripetutamente vandalizzata, apparentemente dai seguaci dell'estremista razzista Rabbino Meir Kahane, che teneva l'unico seggio del partito Kach nel Knesset (il partito è stato bandito per razzismo nel 1988). Una settimana dopo la dedicazione, il sindaco, temendo ripercussioni e ricadute politiche negative con il Marocco, rimosse la targa. Questo fece arrabbiare una grande comunità di ebrei marocchini nella città che ha insistette sul fatto che Mohammed V era un giusto “tsadiq”. Il dibattito imperversò per settimane nella stampa israeliana, coinvolgendo politici dei partiti opposti, accademici, e leader ebrei marocchini, da un lato sostenendo che Mohammed V fosse uno strumento del regime collaborazionista di Vichy per portare avanti la politica anti-ebraica, dall’altro dichiarandolo amico degli ebrei, che salvò numerosi durante l’Olocausto. I reporter di Ma'ariv scrissero con disprezzo del continuo attacco degli ebrei marocchini al Marocco e al "loro re". Il famoso poeta ebreo marocchino, Erez Biton, replicò esprimendo con orgoglio il rapporto speciale degli ebrei con la monarchia e il ruolo svolto dal Marocco nel processo di pace.

Più di 20 anni dopo, il 21 luglio 2007, e meno di una settimana dopo aver prestato giuramento come presidente di Israele, Shimon Peres dichiarò il suo sostegno alla nomina di Mohammed V come “Giusto tra le Nazioni” allo Yad Vashem. Tuttavia, la potenziale nomina, sostenuta dai leader ebrei marocchini, non è mai andata oltre la fase esplorativa, e Yad Vashem è rimasto scettico sul fatto che Mohammed V avesse effettivamente assunto rischi personali per salvare gli ebrei, un criterio necessario per essere inserito tra i Giusti nel memoriale nazionale israeliano dell'Olocausto.

L'enigmatico incidente del memoriale dell'Olocausto di Marrakech, promosso da un idiosincratico “guerrilla-artist" tedesco, e la distruzione del monumento da parte delle autorità governative marocchine, rivelano un'inquietudine molto più grande sul significato della commemorazione dell'Olocausto e la sua politicizzazione, che si riverbera tra Marocco, Israele, il mondo arabo e gli Stati Uniti - e che è molto lontana dalla risoluzione.

26 settembre 2019

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

leggi tutto

La storia

Willy Brandt

il Cancelliere tedesco che si inginocchiò al Memoriale della Shoah di Varsavia