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Prevenzione dei genocidi: sulle proposte di Gariwo al Parlamento italiano

di Anna Foa

La sessione del 10 dicembre 1948

La sessione del 10 dicembre 1948

Pubblichiamo di seguito la riflessione di Anna Foa uscita oggi su Moked.it

Il 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, il presidente di Gariwo, Gabriele Nissim, ha formulato in un’audizione alla Commissione Esteri della Camera dei Deputati tre proposte, poi approvate dalla Commissione, per la prevenzione e la repressione dei genocidi.

L’idea di prevenire e combattere i genocidi è stata all’origine della riflessione di un giurista ebreo polacco rifugiatosi nel 1939 negli Stati Uniti, Raphael Lemkin. Lemkin elaborò per primo il termine “genocidio” proprio traendolo da quanto, al momento in cui scriveva, nel 1944, era ancora in atto nell’Europa occupata dai nazisti, quella che molti anni dopo sarebbe stata chiamata Shoah: lo sterminio degli ebrei. Lemkin non si limitò a definire con il termine da lui creato, genocidio, il fenomeno di distruzione in atto, che ebbe fra l’altro modo di studiare da vicino come consulente del procuratore capo Jackson al processo di Norimberga, ma ne trasse un insegnamento e uno stimolo a studiarne le dinamiche e a contrastarlo, combatterlo, prevenirlo contro chiunque si fosse ripresentato.

Con i criteri giuridici elaborati da Lemkin e in seguito alle riflessioni derivatane sono nati tribunali internazionali, organizzazioni internazionali volte a combattere i genocidi, cattedre universitarie di Genocide Studies. Con la parola “genocidio” si dette finalmente un nome, come Lemkin stesso spiegò, ad un fenomeno antico ma fino a quel momento mai definito. E dare un nome, in questo campo, vuol dire creare gli strumenti giuridici per rendere un crimine punibile, per combatterlo, per prevenirlo. La Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, istituita dall’ONU nel 1948, e firmata dall’Italia nel 1953, non ha fermato i genocidi nel corso dei decenni successivi, come anche solo i due casi conclamati del Ruanda e della Bosnia ci dimostrano. E anche oggi in molte aree del mondo il pericolo di genocidi si ripresenta, in un’indifferenza generale molto simile a quella che caratterizzò la realizzazione della Shoah. Che il Parlamento italiano pensi infine a dotarsi di strumenti in grado di lavorare su questi problemi insieme all’ONU e all’UE, è un grande progresso civile e politico.

Come ebrei che hanno sperimentato le orrende conseguenze della Shoah, un genocidio divenuto paradigmatico e oggetto della memoria di tutti, credo che dovremmo salutare con speranza e apprezzamento questa iniziativa.

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ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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